Partecipattiva protagonista a Genova di una conferenza pubblica sulla Fara

locandinaSi è svolta giovedì 5 giugno presso l’Auditorium di Sant’Agostino a Genova una conferenza pubblica dal titolo: “La sfida del moderno – Architettura, Identità, Progetto“.

La conferenza intendeva offrire un contributo di riflessione critica e una occasione di confronto sulle tematiche del patrimonio moderno e sullo “stato dell’arte” dell’architettura razionalista a Genova e in Liguria. I due casi di studio prescelti – la Colonia Fara a Chiavari e il Mercato del Pesce a Genova – offrono, in termini di riuso, spunti di interesse inediti per la messa a punto di strategie di patrimonializzazione e di criteri metodologici di intervento atti a fornire soluzioni adeguate alle istanze della nuova società contemporanea. In questo senso i due edifici riacquisiscono i loro valori fondanti: non più semplicemente oggetto culturale ed estetico, ma risposta materiale ai bisogni sociali della collettività.

Anche Partecipattiva era presente al tavolo dei relatori con il socio Mattia Montaldo, che ha raccontato di come la maggior parte dei chiavaresi fatichi a vedere nella Colonia Fara un valore sociale e non solo economico, al punto che le diverse amministrazioni che si sono succedute hanno lasciato che la struttura si deteriorasse in maniera così rilevante.

Il numeroso pubblico presente in sala ha appreso con un certo sconcerto come sia ormai irrimediabilmente persa la speranza di non veder parcellizzata la Colonia Fara in decine di proprietà private, scelta questa che condizionerà in maniera negativa il futuro di quella zona di Chiavari.

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4 Commenti a “Partecipattiva protagonista a Genova di una conferenza pubblica sulla Fara”

  1. Edoardo scrive:

    E’ da quando son bambino che mi domando perchè la colonia fara non sia stata valorizzata ed utilizzata per il bene della collettività. Ora che ho quarant’anni mi rendo conto che non interessava a nessuno che quell’edificio venisse riutilizzato in qualche modo. Si è preferito lasciarlo andare alla deriva. E tante sono state le amministrazioni che hanno permesso questo. Di ogni credo politico.

    Ora, leggendo questa frase: “[...] offrono, in termini di riuso, spunti di interesse inediti per la messa a punto di strategie di patrimonializzazione e di criteri metodologici di intervento atti a fornire soluzioni adeguate alle istanze della nuova società contemporanea. In questo senso i due edifici riacquisiscono i loro valori fondanti: non più semplicemente oggetto culturale ed estetico, ma risposta materiale ai bisogni sociali della collettività.” non posso fare a meno di pensare che la colonia fara non rappresenti più da tempo una “risposta materiale ai bisogni sociali della collettività”. E questo in quanto il costo “materiale” per la sua ristrutturazione è di gran lunga superiore al costo per la sua ricostruzione da zero.

    E soprattutto perchè questi quarant’anni (ma sono di più) durante i quali la colonia fara è stata lasciata al suo destino testimoniano il fatto che nessun soggetto, pubblico o privato, si sente sufficientemente motivato e coraggioso per affrontare un qualche tipo di intervento. Intervento che comunque dovrebbe portare dei ritorni economici senza i quali nessuno, neanche il più sprovveduto, affronterebbe una tale avventura.

    Ed oggi che mettere mano ad un edificio così malridotto è veramente opera finanziariamente titanica, non si può pensare che un qualunque intervento possa essere fatto solo per amore del patrimonio storico.

    Tanto per fare un esempio: guardando la piscina/palestra in centro a chiavari, quanti avrebbero sacrificato una tale opera di indubbia utilità collettiva per ristrutturare un edificio come la colonia fara?

  2. Edoardo scrive:

    .. e perchè ? visto quanto si è discusso per la colonia fara e quanto invece non si è fatto, non è meglio avere un impianto funzionante come la piscina, pur con tutte le vicissitudini per arrivarci, piuttosto che una estenuante eterna discussione che si trascina per quarant’anni e che si riesce a risolvere solamente passando la palla ai privati?
    A me la colonia fara piace. La considero un edificio di notevole pregio architettonico. Un edificio che fa parte di Chiavari, che la caratterizza.
    Se ne parla tanto e da tanto tempo. Nonostante questo, non riesco a capire il perchè non si sia riusciti ad arrivare ad una soluzione. Ad integrare quella parte di Chiavari che sembra un po’ dimenticata.

  3. whoopy scrive:

    c’e’ qualcosa che motiva i politici piu’ del ritorno economico: il ritorno politico (i.e., voti). al di la’ di a.n. (che ha motivi ideologici), a destra si e’ preferito lasciarla marcire per poi lucrarci un po’ su (come stiamo per fare); a sinistra non si sono voluti “sprecare” fondi pubblici per un’area considerata comunque “persa”, elettoralmente parlando. in mezzo ci stanno i chiavaresi che, per la maggior parte, non hanno interesse ne’ pro ne’ contro. l’unica cosa che vedono nella fara e’ un edificio degradato che “insozza” la bella immagine della citta’.

    in piu’, c’e’ chi detesta la fara per motivi puramente ideologici, perche’ alienando la colonia si pensa di dare un altro calcetto al terribile ventennio. si preferisce fare anti-fascismo di facciata e non si guarda invece al fascismo strisciante che sta prendendo piede nel nostro paese. a ognuno le sue (pie) illusioni…

    io spero onestamente che i ricorsi abbiano successo e che si possa aprire un tavolo di trattative per una rivalutazione vera e ad uso pubblico della fara. ma sono anche profondamente rassegnata al peggio.

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