Tributi Italia spa: “Riscuoti i soldi e scappa”?

 Nel numero del 24 settembre 2009 di Panorama, Laura Maragnani firma un articolo dal titolo “Riscuoti i soldi e scappa”, relativo al ‘colosso’ delle riscossioni Tributi Italia Spa, avente sede amministrativa a Caperana, in via Parma, 356. 

Dall’articolo emerge che Tributi Italia lavora per oltre 500 comuni. Con decine di questi ha costituito le cosiddette ‘società miste’ (pubblico-private), attraverso le quali riscuote anche ICI e TARSU, imposta e tassa che costituiscono le maggiori entrate degli enti per fronteggiare la spesa corrente. 

Centinaia di questi comuni hanno segnalato al ministero il mancato versamento delle somme riscosse dalla Tributi Italia. Parliamo di oltre 150 MILIONI di Euro. Sull’articolo sono elencati alcuni di questi comuni, quelli ai quali tributi italia deve versare le cifre più consistenti (Bologna, Nettuno, Aprilia, Pomezia), ma tra i comuni creditori ce ne sono molti anche del Tigullio: Chiavari (da delibera di giunta 232.000 euro), Cogorno (secondo l’assessore al bilancio in consiglio comunale: circa 40.000 euro), Rapallo, Neirone…

L’articolo di panorama cita Osvaldo Napoli, del Pdl, vicepresidente dell’Anci, l’associazione comuni italiani: un “potenziale disastro, decine di sindaci rischiano di dover dichiarare il dissesto. L’Anci ha già chiesto al ministero, per ben due volte, di cancellare la Tributi Italia dall’albo. Nessuna risposta.” Anche la deputata radicale Rita Bernardini e il senatore pd Vincenzo Vita, a luglio, hanno chiesto la cancellazione della Tributi Italia dall’albo.

Il lettore penserà che una società che riscuote imposte e tributi (e oltretutto non li riversa ai comuni) non abbia certo problemi di liquidità… Invece no, il 24 luglio i suoi dipendenti hanno scioperato denunciando il mancato versamento delle loro competenze (la società ha appena liquidato ai dipendenti le spettanze di Luglio e deve ancora versare Agosto e Settembre). “Per questa ragione la dirigenza ha bussato alle porte di Tremonti. E pretenderebbe l’attivazione delle procedure previste nel decreto anti crisi, il cosiddetto “affiancamento”. In soldoni circa 70 milioni di euro garantiti dalla Sace alle banche che sono state investite dalla richiesta di finanziamento: nella fattispecie Montepaschi, Unicredit, Bnl, Banca popolare di Milano e Banco di San Giorgio. Trattasi delle procedure previste dall’articolo 9 commi 3 e 3 bis del decreto legge 185.” (http://agostinogaeta.wordpress.com/2009/09/25/tributi-italia-il-20-ottobre-in-tribunale/)

Siamo all’assurdo: la tributi Italia incasserebbe così 3 volte i soldi degli italiani:

gli aggi sugli incassi ‘riversati’ ai comuni (spesso giudicati troppo elevati dalle giunte che subentrano nelle amministrazioni di enti che hanno siglato contratti con il concessionario)

i soldi mai versati ai comuni

l’eventuale cifra che la Sace verserebbe alle banche creditrici in caso (piuttosto probabile) di inadempienza della società.

A questa assurdità si affianca la disperazione in cui si trovano centinaia di famiglie (almeno una cinquantina del Tigullio) a causa del disagio economico che stanno subendo, ma soprattutto all’incertezza sul loro futuro.

Tributi Italia crediamo essere uno spaccato dell’attuale sistema non solo italiano, ma mondiale:

si privatizzano i servizi adducendo come pretesto l’inefficenza della gestione pubblica. Queste privatizzazioni avvengono con la compiacenza di politici e alti dirigenti delle pubbliche amministrazioni che possono ‘piazzare’ in queste società, senza il ‘fastidio’ di concorsi pubblici, i loro parenti e amici con spettanze fuori da ogni controllo, mentre i lavoratori ai bassi livelli sono trattati con il rigore tipico dell’azienda privata.

Come se non bastasse queste aziende poi, per incapacità (nella migliore delle ipotesi) o per cupidigia dei suoi dirigenti e dei politici con i quali interagiscono, finiscono col creare situazioni che fanno rimpiangere gli originali servizi pubblici.

Sono tante le domande che nascono guardando a questa drammatica vicenda:

come può una società simile, in continuo contatto con enti pubblici, banche, ministeri, arrivare ad una situazione di esposizione tale senza che nessuno si allarmi per tempo?

com’è possibile che i suoi bilanci siano stati approvati in questi 10 anni?

ci si rende conto dei rischi ai quali si espongono centinaia di migliaia di lavoratori (e relative famiglie) depenalizzando il falso in bilancio, approvando continui condoni in relazione a reati economico-finanziari?

é giusto che questi ‘imprenditori’, che di loro rischiano sempre meno e che rischiano sempre più sulla pelle dei lavoratori e dei contribuenti, abbiano la possibilità di fare quello che vogliono, che i lavoratori abbiano quale unica prerogativa quella di attivarsi quando ormai la società non riesce più a pagarli e spesso è oramai troppo tardi?

Italo Calvino, ne “Le città invisibili”, scriveva:

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abbiamo tutti i giorni, che formiano stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce fatale a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio”

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56 Commenti a “Tributi Italia spa: “Riscuoti i soldi e scappa”?”

  1. Lisa scrive:

    terrificante…menabò se ci sei batti un colpo…

  2. Maurizio Pane scrive:

    E’ incredibile, ma vero. E i Comuni? A chi rispondono?

  3. marco scrive:

    se anche arivassimo all’assurdo e lo stato finanziasse i 70 milioni di euro la tributi italia durerebbe ancora un’altro paio di mesi.
    deve pagare ancora 4,5 mensilita’ ai dipendenti, non paga i contributti imps ai dipendenti. dei 500 comuni ipotetici appaltati ne rimangono poche centinaia e quelli + grandi hanno rescisso il contratto e non si sognerebbero mai di far partecipare a un eventuale gara la T.I.
    i comuni gestiti attualmente sono sull’orlo del distesto finanziario causa la truffa tributi italia e i 70 milioni coprirebbero in parte il buco

  4. ARMANDO scrive:

    bisogna e si deve arrestare tutti quanti, manager e dirigenti della tributi italia, funzionari e politi del ministero compiacenti…. e le banche che gli hanno dato i soldi fino adesso!!!
    arerstateli e butatte le chiavi!!!

  5. Diego Marchiolè scrive:

    Non ci sono iniziative della procura? Denunce?

  6. paola scrive:

    Per Diego.Giorno 20 la peocura di velletri si pronuncera’ sull eventuale fallimento della TI Sono una dipendente e come tutti i colleghi e’ ormai uno stillicidio, un’attesa logorante sull’orlo del precipizio. Da persona per bene quale mi sento vorrei vederla fallita e con lei la classe dirigernte che ne ha determinato lo sfacelo ( non tutti ) e la classe politia che ne ha succhiato la linfa collocandoci anche parenti ed “amici” Certo il fallimento di TI comporterebbe anche la perdita di centinaia di posti di lavoro ( molti onesti e sudati) e quindi….cosa augurarmi? Nonostante di sogni la classe politica italiana e la dirigenza di TI ce ne abbiano lasciati pochi davvero, io continuo a sperare nel futuro di un’azienda ripulita e sana, e che possa prevalere un minimo di onesta’ e di giustizia. Ai magistrati e alla gardia di finanza va il mio sostegno L’italia in cui voglio vivere ha bisogno di pulizia

    • Gima97 scrive:

      Come è andata a finire?. Mi sembra che molte altre aziende di questo settore sono nella stessa situazione.Incassano e non versano.Ma tutto sembra tacere! Echi va di mezzo sono solo coloro che lavorano dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina senza spesso e volentieri ricevere quanto dovuto.Ha ragione Italo Calvino

  7. giulia maria scrive:

    partiamo dall’inizio .
    1 -chi riscuoteva all’inizio i tributi.
    2 – in base a quale legge è stata modificata la normativa, i motivi, erano
    previste le anzioni? o gli obblighi di chi prendeva in gestione la cosa
    3 – quali obblidi dei Comuni nel controllare che tutto funzioni e che le
    entrate entrino regolarmente?
    4 – questo modo di delegitimarsi dalle responsabilità, dando agli altri
    il lavoro che ogni Ente dovrebbe fare dovrebbe essere fermato.
    5 – l’On. Brunetta , oltre i fannulloni, dovrebbe controllare quali sono le
    responsabilità di ognuno.

  8. Sigfrido scrive:

    In Svezia è come dite voi……peccato che siamo in una fogna a cielo aperto…….Saggese ti auguro una cacarella perenne….

  9. Sigfrido scrive:

    ma come è finita?…………..si sono tutti zittiti?……oppure stanno preparando le dovute bustarelle.

  10. ARMANDO scrive:

    25 Settembre 2009 – Economia
    Dopo aver “truffato” i comuni, l’agenzia chiede aiuto a Tremonti
    Tributi-Italia chiede aiuto a Tremonti
    di Dimitri Buffa
    Per pagare i soldi delle imposte locali non versati ai comuni (come denunciato da L’Opinione l’altro giorno) che – naturalmente – li pretendono, adesso “Tributi Italia” chiede aiuto a Tremonti. E pretenderebbe l’attivazione delle procedure previste nel decreto anti crisi, il cosiddetto “affiancamento”. In soldoni circa 70 milioni di euro garantiti dalla Sace alle banche che sono state investite dalla richiesta di finanziamento: nella fattispecie Montepaschi, Unicredit, Bnl, Banca popolare di Milano e Banco di San Giorgio. Trattasi delle procedure previste dall’articolo 9 commi 3 e 3 bis del decreto legge 185. In una non affollatissima (tre cronisti in tutto, compreso chi scrive) conferenza stampa, Patrizia Saggese – presidente della azienda di riscossioni di tributi locali più grande d’Italia con i suoi 1200 dipendenti e con il suo fatturato annuo di oltre 240 milioni di euro – si è in pratica stracciata le vesti e ha puntato l’indice sull’abolizione dell’Ici per la prima casa, oltre che più genericamente sulla “crisi economica in atto”, come causa dell’attuale dissesto finanziario dell’azienda. Anche se non è riuscita a spiegare bene come mai la Tributi Italia incassasse tasse comunali e poi non le riversasse nelle casse dei relativi comuni, circostanza che è costata a suo fratello più volte anche la messa agli arresti domiciliari e a lei l’essere posta sotto inchiesta. Né ha ritenuto di rispondere sulle contestazioni che le muovono i giudici e che parlano di peculato e di truffa aggravata nei confronti della pubblica amministrazione. La Saggese ha invece in pratica ribaltato la frittata dicendo che lo Stato, cioè Tremonti, dovrebbe tutelarla come ente privato che vanta crediti presso la pubblica amministrazione. Più esattamente circa 145,65 milioni di euro che corrisponderebbero poi all’incredibile aggio che vanta nei propri contratti che la legano a più di 400 comuni a favore dei quali la Saggese dice di avere fatto certificare “crediti postalizzati per entrate dovute dai rispettivi cittadini contribuenti evasori o elusori di imposte locali” per una somma superiore ai 447 milioni di euro.
    In pratica la garanzia che si darebbe alle banche, e che la Sace dovrebbe a sua volta coprire in caso di inadempienza, sarebbe pari all’agio di tasse accertate ma tutt’altro che riscosse. E sicuramente non di facile riscossione. Ai tempi dei tanto deprecati fratelli Salvo, Nino e Ignazio, poi finiti nelle inchieste di mafia comprese quelle che riguardavano il senatore a vita Giulio Andreotti, c’era chi gridava allo scandalo per un aggio di riscossione pari al 15% dell’imposta. Ma almeno i Salvo scontavano loro, quasi fossero banche essi stessi, i crediti delle pubbliche amministrazioni nelle casse dei comuni e dello Stato, per quel che riguardava la Sicilia. Cioè anticipavano i soldi all’erario e curavano poi la riscossione, a proprio rischio e pericolo, giustificando così degli aggi che sembravano pazzeschi all’epoca. Adesso invece, e nella migliore delle ipotesi, aziende come Tributi Italia non solo non versano nulla in anticipo alle amministrazioni, che concedono loro aggi fino al 30%, ma pretendono e ottengono anche l’aggio sull’accertato, e non esclusivamente su quanto effettivamente corrisposto dai contribuenti. E giustificano ciò come il “pagamento del servizio di accertamento delle evasioni”. Bene, quello sarà anche un servizio e andrà sicuramente pagato a parte, ma non come “stecca” sulla somma teoricamente dovuta ma non ancora incassata per conto della singola pubblica amministrazione. Sennò sarebbe un mestiere da nababbi, che vorrebbero fare tutti. Sebbene pare che adesso questo, almeno in parte, la legge italiana lo permetta. Altra cosa però sono poi i soldi incassati e mai riversati nelle casse dei comuni. I conti come li ha presentati ieri la signora Saggese in questa improvvisata conferenza stampa (certo non molto reclamizzata visto che neanche un’agenzia di stampa si è presentata né tampoco Radio radicale che pure aveva seguito tutta la vicenda) a dir poco non tornano. E la presidentessa di Tributi Italia non risponde a domande sui profili penali della propria vicenda confidando nella magistratura. Tanto ci confida che, notizia data ieri dal “Corriere della sera” nelle pagine della cronaca di Roma, sembra abbia scelto per avvocato difensore il noto deputato del Pdl Niccolò Ghedini. Mentre al governo rivolge un accorato appello, che sa tanto di “may – day”, per salvare l’azienda e con essa il posto di lavoro di 1200 persone. I lavoratori, quando servono per spremere soldi allo stato, per le imprese diventano come i figli nelle sceneggiate napoletane di Mario Merola: “piezze e’ core”.

    • Vera scrive:

      Probabilmente chi non vive questa situazione in prima persona, non può comprendere a pieno quale sia lo stato d’animo di un lavoratore che lavorando duramente e sacrificandosi più di 8 ore al giorno per 1.000 al mese, e vivendo solo di questo stipendio, cosa comporti non percepire il proprio meritato stipendio mensilmente.
      Però si continua a lavorare, noi non siamo ladri e non ci sentiamo parte di una banda di truffatori, abbiamo comuni che si sono giustamente tutelati con la canalizzazione dei c.c.p.
      Perchè non chiedere a questi comuni come lavora T.I.?
      Se ci sono delle pere marcie spero che qualcuno faccia presto afifnchè salvi la vita a tante famiglie che vivono solo di questo, non si faccia di tutta l’erba un fascio.

  11. ARMANDO scrive:

    Ma peggio di tutti sta il Comune di Pomezia (Roma): la Finanza sospetta un ammanco, dal 2000, di 137 milioni. E dove sono finiti i soldi? Indagano le procure di Velletri e di latina, ma anche di Bologna, Sassari, Bari, Brindisi, Siracusa. Tutte le piste portano a un unico nome: Tributi Italia spa. Sede ufficiale a Roma e sede operativa a Chiavari, è un colosso della riscossione dei tributi locali. Ha contratti in corso con almeno 500 comuni. «Ma sono centinaia quelli che hanno segnalato al ministero il mancato versamento delle somme riscosse dalla Tributi Italia» accusa Francesco Tuccio dell’Anutel, associazione che riunisce 3 mila uffici tributi municipali. Un «potenziale disastro» per Osvaldo Napoli, del Pdl, vicepresidente dell’Anci, l’associazione comuni italiani. «Decine di sindaci rischiano di dover dichiarare il dissesto. L’Anci ha già chiesto al ministero, per ben due volte, di cancellare la Tributi Italia dall’albo. Nessuna risposta». Chi c’è dietro la società? Il «dominus», secondo la procura di Velletri, è Giuseppe Saggese, che nella Tributi Italia non ha incarichi tranne quello di consulente per i «servizi speciali». Nato a Taranto nel 1960, era già attivo negli anni 90: con la Publiconsult è sbarcato a Nettuno, Pomezia e Aprilia. Manette nel 2001 con l’accusa di avere corrotto alcuni consiglieri 500 comunali. In azienda è subentrata la sorella Patrizia, 40 anni, avvocato. La Publiconsult ha cambiato nome in San Giorgio e poi ha acquisito altre società come la siciliana Ausonia; nel febbraio del 2008 ecco l’ultimo acquisto, la pugliese Gestor, che a Bologna era «già in arretrato di quasi 6 milioni» stima l’ex consigliere comunale Serafino D’Onofrio. Adesso il tutto si chiama Tributi Italia. E non è in buone acque: i 1.200 dipendenti sono pagati a singhiozzo.

  12. Erasmo scrive:

    Cari amici si sta focalizzando l’attenzione su Saggese per coprire (come da sempre nelle cose italiane) tutto il letamaio che gira nei ministeri. Riporto qui uno stralcio dell’articolo di Agostino Gaeta dell’8/10/2009 “…L’opinione ci riporta indietro di qualche giorno quando riportammo la notizia di un possibile disimpegno dal CDA della Tributi Italia del genero dell’avvocato Di Benedetto, il quale avvocato siede nella Commissione del Dipartimento della Fiscalità Locale.”…. Questo è il personaggio “avvocato Di Benedetto” vecchio “consigliori” della “famiglia Caputi” padrona della Gestor. Bisogna scavare nella vita di questo personaggio che ha la coscienza più nera di un buco nero nell’affaire Gestor insieme a “tutti gli maiinistratori locali pugliesi di qualsiasi segno e religione”. Insiem a questo signore tutti i cosidetti “manager” in primis le risorse umane impastato in situazioni altrettanto lercie col sindacato. NON AVETE IDEA DEL LERCIUME DELLE SOCIETA’ CHE INCASSANO I TRIBUTI!!!!

  13. luciana scrive:

    e meeno male che a seguito del comportamento di alcuni loro “managers” (meglio mangioni…) ho fermato tutto>>>!
    Ero ad un passo dalla gestione dei tributi in uno stato dei Balcani…
    per altro debbo ancor esigere quattrini….saranno andati in…Paradiso!!! chi è nella societa’ capisce….
    spero solo abbiano cio’ che meritano Loro i Boss Saggese e parte dei “managers” (mangioni).
    ma lo STATO… che fa? ed i controlli?? una vergogna!!!!

    • parolini marco scrive:

      dai balcani portavi solo troie come te. e chi è nell’azienda non solo capisce, ma sa. paga il tuo commercialista che sono tre anni che si lamenta dei bidoni che gli tiri.

  14. Livia scrive:

    Certe volte è meglio non seguire l’onda ed evitare commenti che a chi – - nella socità capisce – appunto capisce e prima si fa una risata e poi pensa che il famoso detto che la gallina che ha fatto l’uovo canta non è poi così sbagliato.
    A buon intenditor….

  15. Locali Roma scrive:

    stendiamo un velo peloso sui comuni e sulle capacità di gestione che hanno

  16. [...] un bel truffone alla “prendi i soldi e scappa!”. Son spariti almeno 90 milioni di euro (alcune fonti parlano addirittura di 140!) di tasse dei contribuenti, finite non si sa bene dove. Di certo non sono [...]

    • filippone scrive:

      Le chiacchiere stanno a zero, bisogna trovare una soluzione. I comuni hanno problemi per gestire i tributi, (personale insufficiente, non qualificato e piante organiche non espandibili). La soluzione è questa:
      ben vengano i privati nella gestione dei servizi ma con regole diverse; il privato organizza e gestisce il servizio, il comune incassa e riversa l’aggio scaturito dalla gara d’appalto.
      In sintesi, l’applicazione sistematica del cash pooling fin dall’inizio del rapporto.

  17. Lisa scrive:

    le chiacchiere stanno a zero i soldi spariti no..purtroppo

  18. mario scrive:

    chi difenderà i poveri dipendenti??????

  19. e lo Stato scrive:

    ora deve mettere in COLLEGIO
    I FRATELLI sAGGEse
    vergognaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
    zia Pareizia vendi l’attico a Trinita’ dei monti
    zio Beppe….venditi l’anima
    finche’ comandavi Tu andava meglio
    vergognaaaaaaaaaaaa
    pagate i debiti
    eppure girate con auto di lusso nuove

  20. il buon Paradiso scrive:

    che fotteva i consulenti???
    a me devono na’ cifra
    vergognaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
    in galeraaaaaaaaaaaaa
    a vitaaaaaaaaaaaaaaaaa

  21. Uomo Nero scrive:

    E’ finita, nessuno ne parlerà,
    erano 1000 eran giovani e forti e sono morti,
    non ci sarà tempo per capire e continueremo ad ascoltare i consigli di chi,
    tra dirigenti e funzionari, han portato al tracollo, annuendo, assentendo a
    questi scenziati che intanto continuano a dare saggio della loro preparazione oppure sono lì ad ascoltare per avere informazioni sui movimenti.
    Intanto fino a ieri se ne fottevano di tutti se non per raccogliere vantaggi.
    Buonanotte

  22. Anonimo scrive:

    E’ vero, basta, basta, basta con sta gente che gira per l’azienda ad agitarsi per i lavoratori e fino a ieri giravano come fossero divi e se ne fregavano di tutti, ma che non lo sappiamo chi sono e quanto hanno contribuito a sto casino? Ma parlano e stanno a dare consigli ai colleghi a Chiavari, ma certo tutta una famiglia quando va male, però se gira bene nun te conosco

  23. gino scrive:

    Ma come è possibile che una azienda che incassa tributi quali ICI e TARSU dai contribuenti, poi non li riversi ai comuni e non paghi i propri dipendenti??? Questi soldi in quali tasche finiscono??

    Ai dirigenti di questa azienda non farei gestire neanche 10 euro.

    • ARMANDO scrive:

      MA CHE FA …NON RICORDATE LE MEGAFESTE E LE FOTO E I CALENDARI E I REGALI E LE CENE E E E E E E …. ETC ETC ETC … QUANTI POLITICI , FUNZIONARI DI BANCHE E DEL MINISTERO IN FILA!!!!!!!!!!!!!!!!!

  24. pregunta scrive:

    Ma della GESTOR avete sentito parlare? E dell’Aser?

    • ARMANDO scrive:

      PUBLICONSULT
      SOCEA
      S&Rt
      PAGHERA
      COMUNICAZIONE E IMPRESA
      PUBLICONSULT INGENEERING
      ALTO MONFERRATO SERVIZI
      INFOMONT
      GESTOR
      RTL
      IPE
      SAN GIORGIO
      TRIBUTI ITALIA
      ESPORENT
      GESCAP

  25. ARMANDO scrive:

    Commissione finanze: “Tributi Italia è una società pericolosa”

    28 nov. – La commissione

    Finanze della Camera ha deliberato all’unanimità che Tributi Italia “è una
    società pericolosa per 139 Comuni italiani. E’ indebitata con gli enti locali per 90 milioni di euro, incassati dai contribuenti italiani e non versati a chi ne ha diritto”. Lo hanno reso noto gli ex consiglieri comunali Valerio Monteventi, Roberto Panzacchi e Serafino D’Onofrio di Bologna Città Libera, da sempre in prima linea nella battaglia contro la società di riscossione tributi ex Gestor. E ora che anche i parlamentari lanciano l’allarme (il 30 novembre la questione dovrebbe essere in esame al Ministero per l’eventuale sospensione dall’albo della società), i tre vogliono la rivincita: “Siamo stati soli e inascoltati per un anno e mezzo, mentre denunciavamo come consiglieri comunali le porcate della Gestor. Dopo una pronuncia così netta dei parlamentari, vorremmo che qualcuno pagasse, che qualche atto venisse dalla Giunta attuale e che Flavio Delbono e l’assessore Rossi prendessero le distanze dalle scelte sciagurate di Paola Bottoni, liquidando il responsabile del Settore Entrate (Mauro Cammarata, ndr) che ha coperto gli ammanchi di Tributi Italia, dal 2006 ad oggi”.

    Per quanto riguarda la disastrosa gestione di Gestor a Bologna i tre consiglieri ricordano che “nonostante Gestor avesse acquisito soltanto la riscossione dei cosiddetti tributi minori, ha realizzato alcune imprese impossibili: non ha riscosso per anni i contributi dei mercati ambulanti, provocando la crescita di un debito di oltre 600.000 euro; ha incassato tributi dai bolognesi per sei milioni di euro (solo in parte recuperati) e è debitrice ancora di due milioni di euro al Comune”.

  26. IL FARO scrive:

    Scalea: il “buco” finanziario della tributi italia s.p.a. e’ stato accertato dal Tesoro si tratta di duemilionicentosettantamila euro !

    Tributi Italia spa radiata dal’albo buco di 90 milioni di euro. Adesso gli amministratori facciano le scuse ai cittadini !

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa di alcune forze politiche ed associative della città aspettano chiarimenti da parte del sindaco in merito alla questione.

    Scalea – In riferimento a quanto è accaduto negli ultimi mesi inerente al caso dei Tributi nella nostra città , questione fatta rilevare dal dirigente politico Palmiro Manco con “l’operazione verità”, viene ribadita la necessità di fare luce sulla questione tributaria del comune di Scalea. Oggi, il silenzio da parte del Sindaco è inaccettabile e quindi riteniamo che sia doveroso da parte dell’amministrazione comunale intervenire sulla drammatica vicenda che coinvolge negativamente le casse cittadine.

    Da parte dell’organo politico amministrativo, in primis il sindaco e l’assessore al bilancio, sul caso sono state dette pubblicamente un sacco di bugie ed inesattezze.

    1) Primo, per aver detto bugie “grandi quanto una casa”, poiché lo stesso Sindaco ha dichiarato pubblicamente, in consiglio comunale, che in caso di fallimento della soc. Tributi Italia, il comune era garantito per un milione di euro. Ciò non risulta verità, in quanto le polizze garantivano solo euro 159.725,00. Ma la cosa più grave, grazie al nostro intervento, risulta che le polizze in questione erano scadute in data 09/04/2008 e non rinnovate per i periodi correnti, smentendo di fatto tutte le rassicurazioni dell’amministrazione comunale in carica.

    2) Secondo, sono trascorsi più’ di trenta giorni dall’interrogazione inerente alla questione dei tributi, presentata da alcuni consiglieri comunali di minoranza, perché ancora resta in silenzio ? probabilmente per non far capire ai cittadini il fallimento totale della sua amministrazione !

    3) Terzo, perché il sindaco e la sua maggioranza, si sono ostinati a difendere “pubblicamente” la società di riscossione facendo loro la tesi che il comune vantava solo un credito di trecentotrentamila euro ? Ricordiamo che in quel periodo nessun ufficio comunale o ente sovra-comunale aveva accertato il reale importo. Quindi Perché hanno millantato come credito tale somma ? Su quali basi?

    Alla luce dell’articolo apparso ieri sul quotidiano nazionale LA STAMPA, a pagina 8 e 9 (Primo piano ), nel servizio inchiesta “IL MISTERO DELLE TASSE SCOMPARSE” del giornalista Paolo Baroni “, risulta da una verifica UFFICIALE del TESORO che il nostro comune è tra i primi 10 creditori della Tributi Italia s.p.a. ( precisamente il 7°), con un credito di DUEMILIONICENTOSETTANTAMILA EURO. In pratica, dai dati esposti, superiamo città come Bologna, Cagliari e ci attestiamo quasi alla pari con Bari e Bergamo .

    ( Alla faccia delle Trecentotrentamila Euro. Da quanto sembra la Tributi Italia, avrebbe nascosto, al comune di Scalea, Unmilioneottocentoquarantamila Euro ). Complimenti ! In particolare ai nostri amministratori che sono restati in silenzio a questo tentativo di sottrazione indebita da parte della Tributi Italia ai cittadini di Scalea . ( La tentata autodenuncia del sindaco alla Guardia di Finanza, secondo noi, peggiorerebbe soltanto le cose, visto che probabilmente sapeva e non ha agito in tempo ) .

    Intanto, informiamo i nostri concittadini che la Commissione Finanze della Camera dei deputati ha votato mercoledì scorso una risoluzione per chiedere al Governo di cancellare l’impresa Tributi Italia spa dall’albo .

    News – dell’ultima ora – Accertati debiti per 90 milioni nei confronti di 135 enti «Tributi Italia» è stata sospesa dall’Albo dei soggetti abilitali alla riscossione e all’accertamento dei tributi. La decisione è stata presa ieri dalla Commissione sul federalismo fiscale del ministero che vigila sulle attività di riscossione.

    Dai dati acquisiti e pubblicati dagli organi nazionali di Stampa, sul caso tributi e cartelle pazze di Scalea crediamo sia opportuno chiedere scusa ai cittadini. Oltre al sindaco “Pinocchio” , le scuse dovrebbero arrivare prima di tutto dall’assessore al Bilancio e da tutti i consiglieri di maggioranza.

    FEDERAZIONE DEI VERDI sez. di Scalea – RIFONDAZIONE COMUNISTA sez. di Scalea, Associazione SCALEA EUROPEA – PERIODICO IL FARO – Associazione LA SCOSSA.

  27. ARMANDO scrive:

    quotidianoilresto.it

    « Nettuno Interessi troppi…

    SE TRIBUTI ITALIA FOSSE CANCELLATA
    Post n°3 pubblicato il 05 Gennaio 2010 da progetti.editoriali

    Tag: aser, nettuno servizi, saggese, Tributi italia
    Ormai tutte le parti in causa – Comuni & Privato – hanno fatto scelte definitive ed irreversibili. La Tributi Italia, apparentemente costretta all’angolo da comuni inferociti in cerca dei tributi perduti, nella realtà, ha giocato bene le sue pedine piazzondele strategicamente per dare scacco matto. Vediamo come e perché, al contrario, i comuni abbiano fatto scelte strategiche suicide, miopi e dannose per la collettività e le finanze comunali. Per queste ragioni, nel prosieguo, analizzerò i vari aspetti di una vicenda complessa, ma non troppo, secondo il punto di vista dei vari attori che animano la scena. Ed in particolare dal punto di vista del socio privato Tributi Italia, delle due miste ASER & Nettuno Servizi che giuridicamente hanno una loro autonomia patrimoniale con obbligazioni certe verso terzi (contribuenti, dipendenti prestati al privato, fornitori, fisco…..) e dei soci pubblici che sono i Comuni di Nettuno, Aprilia, Pomezia ed Ardea. In questo scenario semplificato emergono con grande chiarezza reponsabilità e diritti dei vari attori che sinteticamente riassumo in uno scenario semplificato e dal loro punto di vista :

    TRIBUTI ITALIA
    Era da due anni consapevole che le continue acquisizioni di società similari e di fusioni con altre avevano replicato quel meccanismo già in precedenza subito dal sistema bancario che riusciva ad incassare i soli versamenti spontanei dei contribuenti mentre sui contenziosi (accertamenti, atti esecutivi, manette alle macchine, pignoramenti immobiliari) incassava appena l’1%. Man mano le anticipazioni delle banche aumentavano fino ad arrivare ad uno stop che ha provocato poi quel terremoto di cui tutti i giornali parlano (lo denunciammo cinque anni fà parlando delle “fonti di finanziamento della Publiconsult”).

    Preparandosi al peggio la società ha pensato bene di cambiare pelle, attraverso advisors di livello (Bain & Company, Livolsi & B. Partners, Studio Legale Chiomenti, PKF, Ernst & Young, Anacap ed alla fine il tocco di classe dell’avvocato di Berlusconi Ghedini) si è data una struttura istituzionale e tecnologicamente organizzata, certificando i propri bilanci, certificando accertamenti complessivi per 450 milioni di € con un aggio in suo favore di 150 milioni di €, adottando gli schemi organizzativi anti-corruzione di cui al D. Lgs. n. 231/01. Poi ha sanato i propri debiti tributari con un versamento cash di 13 milioni di €, ha cambiato management mettendo tutte faccette pulite con fedina immacolata, ha cambiato nome in Tributi Italia trasferendo la sede sociale a Roma, in Via Vittorio Veneto ed aumentando il capitale sociale a 15 milioni di € (novembre 2008), ecc….insomma si è data un gran daffare come una mignotta arricchita si dà una ripulitina esteriore di grande effetto ma sempre mignotta nell’anima resta. Poi, trascinata nel Tribunale fallimentare di Roma dalle istanze delle società che avevano rilasciato fideiussioni ai comuni, il colpo definitivo della richiesta di ristrutturazione del debito (art. 182 bis L.F.). La cancellazione dall’Albo è nei fatti un atto dovuto, proprio in ragione della sua situazione pre-fallimentare, che può essere sospeso dal Tar o comunque rivisto se il giudice fallimentare approva la ristrutturazione del debito;

    COSA SUCCEDERA A TRIBUTI ITALIA ?
    Abbiamo due sole ipotesi possibili :
    Approvazione della ristrutturazione del debito
    In questo caso i 135 comuni, i fornitori, le banche, i dipendenti (il fisco no perché è già stato pagato) potranno ricevere parte del credito vantato (tra il 40 / 50 %) in sessanta comode mensilità. Rientrerà in bonis, verrà reiscritta all’Albo se non avesse già provveduto il Tar, e potrà tranquillamente attaccare i comuni per le procedure giudiziarie irrituali che hanno seguito danneggiandola, per gli arbitrati vinti, ecc ;

    Non approvazione della ristrutturazione del debito
    In questo caso i Comuni non avranno praticamente nulla perché la società possiede soltanto beni strumentali di scarso valore (computer, mobilia….) e nell’attivo saranno presenti alcuni arbitrati vinti (Nettuno, Aprilia) per i quali il curatore avrà l’obbligo e l’interesse di chiuderli chiedendone il pagamento ai due comuni in vantaggio della massa passiva. I crediti dei comuni (arbitrati, tasse) come quelli delle banche, dei fornitori, dei dipendenti……si inseriranno nel passivo fallimentare in base al privilegio. L’operazione della chiusura del passivo sarà lunga e faticosa perché i comuni non saranno in grado di presentare (per assenza di dati) insinuazioni convincenti. Nelle more il curatore dovrà cercare di rivendere ai comuni, come stato avanzamento lavori, i 450 milioni di accertamenti nella pancia di Tributi Italia….facile ipotizzare che andranno tutti in prescrizione.

    Questo modo di vedere le cose ha condizionato poi anche la fuga dalle due miste da parte dei due sindaci con la correlata ed irragionevole scelta suicida che ebbi occasione di illustrare in un mio vecchio articolo titolato “ Salviamo il soldato Saggese……..e la politica” di cui riproduco la parte maggiormente saliente.

    “Torniamo all’Aser ed alla Nettuno Servizi fornendo qualche ragguaglio tecnico/giuridico. Le due società, pur essendo simili, presentano percorsi e responsabilità diverse. Per la Nettuno Servizi, al giovin sindaco Chiavetta, la soluzione era offerta su un piatto d’argento derivando dalla semplice applicazione della legge quando un Comune, come quello di Nettuno, viene sciolto per criminalità organizzata. La Corte dei Conti Umbra, nel 2006, condannò un Consorzio che aveva costituito una società non rendendola poi operativa andando a realizzare una “società fittizia”, ovvero una “scatola vuota”, secondo il linguaggio in uso nell’imprenditoria privata. Rilevò che le carenze strutturali nell’organizzazione aziendale della società (tale società non aveva una sede propria) hanno comportato che essa, lungi dal porre in essere realmente una qualche attività di produzione diretta dei servizi che le venivano chiesti dal Consorzio, ha semplicemente “girato” le richieste stesse agli operatori esterni (nella stragrande maggioranza dei casi già fornitori diretti del Consorzio), ponendo in essere una attività che non può neanche definirsi di “produzione indiretta o di scambio”, propria delle imprese commerciali, ossia delle imprese che attendono ad una attività di “intermediazione”, ex art. 2195 cc ma che va definita di mera “interposizione fittizia” tra il Consorzio ed i suoi precedenti fornitori. Pertanto, il danno procurato alle casse del consorzio deve attribuirsi per la maggior parte al presidente e, in misura minore al vicepresidente, che hanno omesso ogni cura nell’assicurare il concreto soddisfacimento degli interessi pubblici perseguiti dal consorzio, agendo e persistendo nella piena consapevolezza di venir meno ai loro doveri istituzionali verso la pubblica amministrazione, nonché, in misura residuale, anche ai componenti del collegio dei revisori dei conti del consorzio, per aver omesso ogni controllo sull’andamento della partecipazione del consorzio nella società partecipata.

    L’esempio calza a pennello nei casi di Nettuno Servizi ed Aser perché con il DPR del 28/11/2005 il Comune di Nettuno veniva sciolto e circa tre pagine del decreto parlano delle scelleratezze compiute nella Nettuno Servizi definita “scatola vuota” con tutte le caratteristiche illustrate in precedenza e con l’aggravante di essere stata la copertura della Tributi Italia attraverso amministratori compiacenti. Quando un Comune è sciolto per criminalità organizzata la Commissione nominata ha un potere extra ordinem che nei fatti non ha esercitato, stessa cosa il giovin sindaco (Consiglio di Stato 7335/05). L’unica spiegazione logica è che nella realtà le due miste a prevalente capitale pubblico erano incontro di mediazione tra politica e privato sull’utilizzo delle tasse pagate dai cittadini. E’ la sola spiegazione logica del perché i due comuni tengano accuratamente fuori della tenzone le miste, preferendo appellarsi ai mancati versamenti del minimo garantito e non puntando a sanare anomalie funzionali scientificamente studiate a monte riappropriandosi di una vera gestione dei tributi. Questo sbaglio, voluto, di strategia giudiziaria replica errori del passato come raccontano le illuminanti sentenze del CdS per Aprilia (n. 2461/05) dove si dice all’amministrazione Meddi di aver sbagliato procedura dovendo seguire quella del Giudice Ordinario essendo in rapporto disciplinato dal diritto societario, poi quella su Pizzo Calabro ove, in un convegno ANUTEL nel 2003, dissi ad un collega assessore di Pizzo di non risolvere il rapporto unilateralmente e di ricorrere al diritto societario : non lo fece ed il Comune fu condannato a risarcire la società privata cacciata (CdS n. 687/04). Domanda : perché tutte le amministrazioni comunali degli ultimi dieci anni (Aprilia, Pomezia, Nettuno) preferiscono fare sceneggiate e non applicare leggi semplici riportando alla legalità società fantasma e poi cacciare il privato se ci sono gli estremi? Alla fin fine che i quattrini finivano nelle casse del privato e non certo in quelle comunali è cosa antica e risaputa e coinvolge le amministrazioni di tutti i colori politici di Aprilia, Pomezia e Nettuno degli ultimi dieci anni e, diciamola tutta, perché quei quattrini sono stati il volano finanziario del sodalizio “Saggese & Politica”. “

  28. valerio scrive:

    COMUNICATO STAMPA AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI BRINDISI

    Brindisi, 08/01/2010

    Sciolto il contratto Comune-Gestor: ”grave inadempimento contrattuale’

    L’Amministrazione Comunale di Brindisi rende noto che il Collegio arbitrale (composto dal Presidente, avv. Italo Antonio Giordano e dagli arbitri, avv. Giovanni Notaristefano per la Gestor e avv. Francesco Silvestre per il Comune di Brindisi) ha pronunciato un “lodo” favorevole nei confronti del Comune di Brindisi in riferimento al contenzioso in atto con la Gestor.

    In particolare, il Collegio arbitrale ha dichiarato risolto per “grave inadempimento contrattuale” della Gestor SpA il rapporto concessorio instaurato con il Comune di Brindisi con le convenzioni del 2002 e del 2007.
    Ha condannato, inoltre, la Gestor a consegnare al Comune di Brindisi le banche dati ed ogni documentazione concernente il rapporto concessorio, a rendere il conto al Comune di Brindisi, a pagare al Comune di Brindisi la somma di 203.496 euro oltre interessi a far data dal 26 agosto 2008.

    I legali del Comune di Brindisi, avv. Francesco Trane e avv. Monica Canepa, hanno già avviato, ai sensi dell’articolo 825 del Codice di Procedura Civile, una azione finalizzata ad ottenere dal Tribunale la esecutività del “lodo”. Allo stesso tempo, è stata rivolta una richiesta ufficiale alla Gestor, sulla base di quanto disposto dal Collegio arbitrale, affinché vengano consegnate al Comune di Brindisi le banche dati.

    Come è noto, da tempo l’ente locale brindisino aveva ottenuto dal Tribunale le misure cautelari attraverso cui è stato possibile introitare le somme versate dai cittadini per il pagamento dei tributi e quindi non accumulare crediti nei confronti della Gestor.

    I cittadini, pertanto, potranno tranquillamente continuare a versare quanto dovuto attraverso i conti correnti postali della Gestor dato che le somme verranno consegnate da Poste Italiane direttamente al Comune di Brindisi.

    Nel frattempo, il Sindaco Domenico Mennitti ha convocato per il pomeriggio odierno la riunione della Giunta Comunale, mentre ha chiesto al Presidente del Consiglio Comunale di convocare la conferenza dei capigruppo per informarli compiutamente sull’esito del lodo arbitrale.

  29. valerio scrive:

    Addio Tributi Italia -Gestor Spa, a Bologn arriva Abaco
    (12/1/2010 15:49) |

    (Sesto Potere) – Bologna – 12 gennaio 2010 -Dal 1 gennaio 2010 è cambiato il Concessionario per la gestione del servizio dell’imposta sulla pubblicità, delle pubbliche affissioni, del canone di occupazione del suolo pubblico e della tassa rifiuti giornaliera.

    Al nuovo Concessionario – Abaco S.P.A (in R.T.I. con le mandanti: Engineering Tributi S.p.A. e Dogre S.r.L.), con sede legale in via F.lli Cervi n. 6, Padova – il Comune ha affidato, a seguito di gara pubblica, il servizio di cui sopra.

    Chi è tenuto al pagamento del canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (permanente, temporaneo o passi carrabili), della tassa giornaliera di smaltimento rifiuti, dell’imposta sulla pubblicità (permanente o temporanea), o chi voglia affiggere manifesti, dal 1 gennaio deve quindi rivolgersi ad Abaco S.p.A. che sostituisce Tributi Italia S.p.A. che ha gestito lo stesso servizio dal 2004 al 2009.

    Il nuovo concessionario Abaco S. p.A. ha ottenuto da Tributi Italia S.p.A. di occupare temporaneamente gli uffici di Via Saffi 18; dai primi giorni di febbraio la sede del concesssionario verrà trasferita in Piazza Liber Paradisus (presso il palazzo degli Uffici Comunali).

    Il termine di pagamento per l’anno 2010 è già stato prorogato dal 31 gennaio al 30 aprile 2010 per consentire la sostituzione del concessionario. In ogni caso chi non ricevesse i bollettini di pagamento per l’anno 2010 entro metà aprile, si dovrà attivare autonomamente per il versamento in quanto il termine del 30 aprile è perentorio ed indipendente dalla ricezione del bollettino.

    A tale riguardo, il Comune evidenzia che le tariffe 2010 sono uguali a quelle del 2009.

    Il Comune di Bologna segnala infine che in questi giorni i cittadini di Bologna stanno ricevendo la notifica di atti di accertamento notificati dal vecchio Concessionario, Tributi Italia S.p.a.

    Detti atti potranno essere pagati con il bollettino allegato sui conti correnti postali intestati a Gestor Spa in quanto per il meccanismo del cash pooling, tali somme vengono riversate quotidianamente nelle casse comunali. Per ottenere informazioni o verifiche dell’atto ricevuto ci si potrà rivolgere agli sportelli del nuovo concessionario Abaco Spa ed ai numeri di telefono indicati nell’atto stesso.

    In questi primi giorni di gestione, non avendo Abaco S.p.a. ancora avuto tutte le banche dati complete ed aggiornate, si prodigherà con tutto il proprio personale per fornire le necessarie informazioni e chiarimenti ai cittadini che ne facciano richiesta.

    Poiché il passaggio di consegne delle banche dati si deve completare entro il mese di gennaio, in caso di dubbi gli atti verranno sospesi fino a quando la posizione non sarà chiarita.

  30. valerio scrive:

    CASO TRIBUTI ITALIA

    si comunicana che il TAR
    all’udienza di questa mattina
    ha preannunciato l’emissione della sentenza di merito sul ricorso entro i
    prossimi 15 giorni.
    Nel frattempo è stato confermato il provvedimento cautelare.
    Quindi, fino alla sentenza, il provvedimento di cancellazione dall’Albo
    resta sospeso.

    E LA TRIBUTI ITALIA CONTINUA A “RISCUOTERE” …INCASSA MA NON RIVERSA AI COMUNI !!!

  31. parolini marco scrive:

    ma che cazzo scrivi, sono mesi che la tributi non incassa ma riversa direttamente ai comuni. perchè credi che non prendiamo stipendi. soprattutto firmaTI con il tuo vero nome che tutti sanno chi sei.

  32. giovanni scrive:

    il problema non e la tributi italia fallimentare ma tutte quelle persone che vivono collaboranto con essa e che si troveranno in mezzo ad una strada.l

  33. Magistrati indagate e farete certamente carriera….( a meno che non hanno assunto anche i vs parenti )molti soldini sono spariti perchè i politici venivano mensilmente stipendiati.

  34. Stigazzi scrive:

    aridattece i sordiiiiii

  35. valerio scrive:

    Tributi Italia. Cancellata dall’albo dei riscossori
    di Stefania Zanda

    E’ ufficiale il Tar ha accolto la richiesta di cancellazione dall’Albo dei riscossori di Tributi Italia, la società privata di riscossione delle tasse con debiti per quasi 90 milioni di euro nei confronti di 135 amministrazioni comunali che rischiano, per questo motivo, il dissesto finanziario.
    Nel precedente articolo, avevamo paventato la possibilità e le conseguenze di tale azione giudiziaria visto che la società svolge come unico servizio quello della riscossione delle entrate.
    Lo spettro del fallimento è alle porte ed i dipendenti della società lo sanno bene visto che già a luglio avevano mosso una protesta a causa del mancato pagamento degli stipendi.
    Eppure Patrizia Saggese, Presidente della società Tributi Italia, dichiara che i soldi non versati ai Comuni sono serviti per pagare gli stipendi e per ripianare i debiti della Gestor, poi confluita in Tribuiti Italia.
    La famiglia Saggese d’altra parte è da anni che pianifica fantomatici versamenti ai Comuni mai realizzati. Non ci stupisce quindi l’affermazione della Patrizia Saggese “. «…ci è arrivata la mazzata. Paradossalmente proprio mentre stavamo chiudendo con le banche per ottenere i finanziamenti necessari al piano di rientro. E altrettanto paradossalmente scontiamo il blocco della liquidità, che pure abbiamo in cassa: circa 7 milioni di euro».
    Ma quanti paradossi! A noi il più grande ci pare quello che difensore della Tributi Italia è Nicolò Ghedini, deputato nazionale del PDL e avvocato di Silvio Berlusconi.
    E, come diceva il buon Antonio Lubrano “la domanda sorge spontanea” : ma un parlamentare della Repubblica può difendere una società accusata di danno allo Stato?

    (28 gennaio 2010)
    LINKONTRO
    Sito a cura di Emiliano Nieri
    Autorizzazione del Tribunale Civile di Roma n 25/2009

  36. Ora è il momento occorre fare tutti i nomi dei politici stipendiati mensilmente OVVERO tutti quelli dei comuni in gestione e la legge dorme. Controllate i conti di cassa dal 1978 ad oggi

    • parolini marco scrive:

      Secondo me la gran parte di quelli che scrivono su questo sito hanno mangiato e continuano a mangiare con i soldi di tributi italia. Qualcuno avrà anche preso il suo benservito (dirigenti vari) e qualcuno è in odore di prenderlo. Io che me ne sono andato di mia spontanea volontà rimpiango ancora quando ero in quell’azienda che mi ha strapagato per anni. Ora che non ho più lavoro ho tanta nostalgia.

  37. valerio scrive:

    Tributi Italia. L’editoriale di Raffaele Domenico Ricchiuti

    Data pubblicazione 08/02/2010

    Autore ufficio stampa

    Riscuoteva ma non riversava: e’ quanto ha fatto la TRIBUTI ITALIA S.p.A., causando danni per un ammontare di circa 90 milioni, spalmati su 135 Comuni dello Stivale ed è la ragione per cui la citata società è stata cancellata dall’Albo Ministeriale dei soggetti abilitati alla riscossione ed all’accertamento dei tributi locali presso il Dipartimento delle Finanze.
    La decisione, assunta dalla Commissione presso il Ministero delle Finanze, ha posto fine ad una vicenda che ha dell’incredibile, al punto da essere definita “il crack Parmalat in versione tributaria”.
    L’indovinato slogan, riportato in cronaca dal Corriere della Sera l’11.01.2010 (n.d.r) è stato coniato da Raffaele Ricchiuti, Sindaco del Comune di Ferrandina, uno tra i tanti, danneggiati dalla colossale truffa.
    Nel merito il Primo cittadino lucano ritiene doveroso con la presente nota denunciare la scellerata gestione amministrativa di chi ha consentito l’ingresso dell’allora SAN GIORGIO S.p.A. (divenuta successivamente TRIBUTI ITALIA S.p.A.) nel sistema di riscossione dei Comuni lucani, nel caso in specie di quello di Ferrandina, dove solo a pochi mesi dalla stipula del contratto di convenzione, si sono manifestate gravi inadempienze nello svolgimento del servizio.
    Ricchiuti sottolinea inoltre che, subito dopo avere personalmente visitato i bilanci societari (maggio 2008) si era accorto del forte indebitamento e della grave tensione finanziaria creatasi. Pertanto, considerata la gravità della stessa, ritenne opportuno investire della questione gli Organi competenti, provocando una reazione a catena di tutti gli altri Sindaci cointeressati, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
    Al contempo desidera ribadire (avendola precedentemente manifestata in più occasioni) la propria ed assoluta fiducia nell’operato della Magistratura, augurandosi che la stessa, così come è stata giustamente solerte nell’autorizzare, prima, la “sospensiva” del provvedimento ministeriale di cancellazione dall’albo e nel rigettare il ricorso, poi (in data 26 gennaio 2010), decidendone il merito e revocando la “sospensiva” stessa, lo sia altrettanto nel decidere sulle varie istanze di fallimento presentate a carico di TRIBUTI ITALIA (valutando anche le ipotesi del reato di bancarotta fraudolenta!), sulle responsabilità penali, amministrative e contabili del management aziendale e di tutti coloro che, a vario titolo, per il loro modus operandi si sono resi negli anni corresponsabili ed hanno operato “a copertura” di un tale raggiro.
    Nel rivorgersi al Governo chiede che questi emani un urgentissimo provvedimento legislativo che ristori i Comuni che sono stati danneggiati dal “maltolto” e che trovansi già in predissesto finanziario.
    Infine fa appello ai media, affinché attraverso una incisiva campagna di stampa e televisiva, sensibilizzino l’opinione pubblica e le Istituzioni a tutti i livelli.

  38. salvatore scrive:

    Uno stato forte questi maledetti imbroglioni li manderebbe a marcire in un carcere duro , invece questi circolano per il nostro Paese piu’ arroganti di prima perche protetti da questo governo “vedi il loro difensore” Vergongteviiiiii

  39. Autista scrive:

    Salve a tutti io sono stato al fianco della fam Saggese patron di Tributitalia è una vergogna come queste persone sono ancora in libertà ON. DI PIETRO parla sempre di mettere in galera chi ruba ma a queste persone che hanno messo in ginocchio tante famiglie e hanno nascosto tanto di quel denaro sia in SVIZZERA che in LUSSEMBURGO tutto questo corrisponde a verità,la magistratura che sta faccendo forse perchè il sig Giuseppe Saggese è figlio di magistrato ora in pensione,e loro che continuano a fare la bella vita sempre con i conti correnti della società queste persone le devono mandare in esilio perchè sono pericoloso per la communita Italiana

  40. lupo scrive:

    tieni duro!!!

  41. Giampiero scrive:

    Salve a tutti, dopo aver letto tutti i Vs commenti mi chiedo? Ma come è possibile che il conto corrente postale della San Giorgio spa é ancora aperto visto che il 10 Giugno 2010 ho fatto un versamento a loro favore.
    Sarò rimborsato???????????????

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