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Cooperazione

Piano Regolatore Sociale -> Linee operative -> Le uguali opportunità

Cooperazione

Cooperazione vuol dire innanzitutto integrare le politiche amministrative con quelle di tutto il territorio. Non ha senso continuare a percepirci come entità distinte, in un contesto territoriale che vede Chiavari, Lavagna, Cogorno, Carasco e Leivi essere di fatto un tutt’uno geografico ed economico. Il nostro sforzo andrà quindi nella direzione di definire protocolli e accordi che ci consentano di essere in sinergia con le altre realtà amministrative, per valorizzare le risorse di ciascuno a vantaggio di tutti.
Vogliamo inoltre continuare ad interessarci ai temi legati ai processi di globalizzazione ed alla mondialità, in particolare collaborando e sostenendo l’esperienza del commercio equo e solidale, da molti anni presente in modo significativo nella nostra città.
Confermiamo anche la volontà di sostenere progetti e interventi nei paesi in via di sviluppo, con risorse recuperate dal bilancio comunale, come previsto dalle vigenti leggi statali. Particolare attenzione vogliamo porre alle recenti esperienze innovative di cooperazione internazionale che coinvolgono anche gli enti locali.
Pensiamo di aderire al Coordinamento “Enti locali per la Pacericonoscendo la pace quale diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Già alcune iniziative recenti sono state realizzate e sostenute dall’amministrazione precedente. Intendiamo continuare e rafforzare questo impegno ‘dal basso’ sui temi della pace, in particolare proponendo momenti di informazione, di approfondimento e di diffusione di esperienze di ‘costruzione di pace’ in zone segnate dal conflitto armato, e realizzando eventi in collaborazione con enti, scuole e associazioni interessate.

Ci proponiamo in particolare di realizzare:

  1. una rete di accordi con i Comuni limitrofi, per sperimentare nel concreto la “Città dell’Entella”;
  2. un gemellaggio con un’amministrazione di un altro paese, puntando all’evoluzione in accordi di cooperazione e partenariato internazionale;
  3. attività di studio, di ricerca, di scambi di esperienze, di informazione e di divulgazione, volte a promuovere l’unità e l’identità europea, l’estensione del concetto di cittadinanza e la partecipazione ai processi istituzionali a tutti i livelli;
  4. interventi di cooperazione internazionale con Paesi in via di sviluppo indirizzati allo sviluppo umano sostenibile su scala locale, al rafforzamento democratico delle istituzioni locali e della società civile, alla ricostruzione e alla riabilitazione in seguito a calamità e conflitti bellici, al rafforzamento dei processi di pace, al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.

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Inclusione sociale (povertà, carcere, marginalità)

Piano Regolatore Sociale -> Linee operative -> Le uguali opportunità

Inclusione sociale (povertà, carcere, marginalità)

Le azioni di lotta alla povertà, per emanciparsi dalla natura meramente assistenzialistica, necessitano di essere inquadrate in una dimensione di ampio respiro, che promuova e finanzi un sistema integrato di interventi economici a sostegno dei redditi bassi, di promozione degli inserimenti lavorativi, di connessioni con le politiche abitative.
Affrontare all’interno del Piano Regolatore Sociale la questione “carcere” e, in senso più lato, la questione relativa alla condizione di privazione della libertà personale, rappresenta una sfida e una necessità inderogabile. Significa affrontare il tema dell’esclusione sociale nella sua forma forse più “sintetica” e drammatica: perché le carceri sono sempre più affollate e sono spesso causa di malattia, morte, suicidio e perché la popolazione detenuta, o condannata a pene alternative, è sempre più costituita da fasce marginali e deboli (immigrati, tossicodipendenti, malati psichici, malati in generale, poveri), dunque da quelle stesse fasce che impongono politiche sociali forti di prevenzione, sostegno, inclusione sociale. In quanto tali i carcerati sono portatori di diritti da salvaguardare e promuovere, attraverso politiche di promozione e sviluppo di azioni congruenti, nel campo del lavoro, della casa, della salute, della formazione, finalizzate a ridurre la discriminazione e favorire il reinserimento sociale, costruire opportunità, valorizzare competenze personali e di gruppo, realizzare obiettivi di prevenzione, ridurre la recidiva.
Le persone in stato di grave emarginazione sono quelle la cui voce è da sempre meno ascoltata, poiché, a causa dell’estrema povertà materiale e simbolico-esistenziale, non hanno accesso ai canali di rappresentanza sociale, non costituiscono “gruppo”, non esprimono autonomamente istanze forti e visibili in merito alla propria promozione sociale.

Ci proponiamo di:

  1. fare una revisione delle procedure per le richieste di contributi, per garantire maggiore equità e facilità di accesso;
  2. attuare misure di contrasto alla povertà per i cittadini in condizioni economiche svantaggiate;
  3. sostenere le iniziative di risocializzazione, sportive, ricreative e culturali in atto o da porre in essere per migliorare le condizioni di permanenza dentro il carcere;
  4. realizzare interventi di inserimento lavorativo nell’ambito delle misure alternative al carcere rispetto alle pene detentive;
  5. realizzare interventi per la tutela dei diritti essenziali di cittadinanza delle persone in condizione di grave emarginazione, con particolare riferimento al diritto alla sussistenza, alla salute, all’alloggiamento, al lavoro e all’accesso ai servizi.

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Uguali opportunità rispetto alla condizione psico-fisica (disabilità, non autosufficienza)

Piano Regolatore Sociale-> Linee operative -> Le uguali opportunità

Uguali opportunità rispetto alla condizione psico-fisica (disabilità, non autosufficienza)

In tema di pari opportunità, con particolare riferimento alla condizione psico/fisica, le direttrici a cui si è fatto e si fa riferimento sono essenzialmente due:

  1. una relativa all’area dei diritti di cittadinanza;
  2. l’altra riferita a tutti i servizi sociali e socio sanitari il cui obiettivo è il rispetto della dignità della persona umana.

All’interno del Piano Regolatore Sociale si colloca altresì un’azione sinergica tra tutti gli attori del sistema, cioè tra tutti coloro che possiamo definire testimoni privilegiati del mondo della disabilità: le istituzioni, le rappresentanze degli utenti, le associazioni di volontariato, gli enti di riabilitazione.

In particolare intendiamo procedere con:

  1. sostegno ai servizi diurni gestiti dal volontariato;
  2. incremento dell’ offerta di trasporto pubblico per disabili;progettazione del sito internet del Comune di Chiavari secondo criteri di accessibilità ai sensi della legge;
  3. progettazione di un servizio di assistenza fiscale e di informazione.

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Sicurezza

Piano Regolatore Sociale -> Linee operative -> La vivibilità della città

Sicurezza

La sicurezza costituisce un bene primario, da tutelare attraverso la promozione dei diritti di cittadinanza, e una componente essenziale al miglioramento della qualità della vita di ogni persona. Ogni intervento volto a migliorare le condizioni di sicurezza ha come obiettivo ultimo l’ampliamento delle libertà e il recupero di sentimenti di fiducia tra le persone e tra queste e le istituzioni: senza fiducia nella possibilità di creare collettivamente condizioni di vita migliori nessun intervento sul piano della sicurezza potrà essere realmente efficace.
Negli anni i provvedimenti nazionali hanno sovraccaricato di responsabilità la polizia municipale ma l’esigenza di sicurezza da parte dei cittadini è aumentata: il problema va affrontato sia nell’immediato, attraverso la repressione, sia soprattutto sulla lunga distanza, puntando sulla prevenzione.

Questi gli impegni che ci assumiamo:

  1. sviluppare forme di concertazione e di coordinamento tra forze dell’ordine e polizia municipale, attraverso l’avvio di un tavolo permanente, per stabilire ruoli e collaborazioni, in modo da evitare sovrapposizioni e ottimizzare le risorse, e per favorire un intervento immediato nelle situazioni di emergenza;
  2. assegnare un vigile ad ogni quartiere o zona per garantire conoscenza delle caratteristiche del territorio e prossimità;
    dare la possibilità ai vigili di svolgere la loro attività in strada, organizzando in modo più funzionale lo svolgimento delle attività burocratiche;
  3. istituire una “Consulta per una città accogliente e sicura” con forze dell’ordine, realtà economiche, sociali e istituzioni scolastiche;
    organizzare interventi formativi nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni per crescere la cultura della legalità;
  4. istituire il servizio di “mediazione di comunità” creando una rete di referenti di zona che collaborino con il vigile di quartiere, per aggirare le difficoltà comunicative e organizzative tra l’amministrazione centrale e la periferia;
  5. utilizzare la banda larga cittadina, che sarà realizzata, per dare strumenti di allarme/controllo.

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Il Piano regolatore sociale: criteri guida

I criteri guida del Piano Regolatore Sociale di Chiavari devono essere dieci:

  1. la centralità della persona, per organizzare le politiche e i servizi a partire dalla domanda e dai bisogni, e per coinvolgere direttamente i cittadini – utenti nelle scelte che li riguardano;
  2. l’integrazione ossia l’accoglienza, compresenza, la mutua accettazione, il reciproco cambiamento, e la cooperazione di soggetti diversi, attraverso un consenso sempre più partecipato;
  3. la responsabilità sociale ossia la necessità di individuare e indicare ruoli e competenze di tutti i diversi soggetti coinvolti nel nuovo disegno della città, partendo dall’Amministrazione Pubblica fino al singolo cittadino;
  4. la solidarietà ossia il lavoro condiviso, finalizzato al bene comune, non nella logica di mutualità, ma nella sua relazione con la responsabilità e l’efficienza. Non ci può essere sviluppo economico senza coesione sociale e viceversa;
  5. la trasparenza ossia la necessità di individuare preliminarmente sia gli obiettivi del Piano e la sua articolazione, sia i criteri di valutazione, misurazione ed efficacia delle diverse azioni e dei servizi ad esse collegati;
  6. la governance ossia lo stile di governo che prevede la cooperazione e l’interazione di tutti i soggetti, pubblici e privati, chiamati ad assumere decisioni;
  7. la sussidiarietà ossia la fiducia nella libertà, nella dignità, nella capacità del singolo cittadino e dei gruppi rappresentativi di costruire percorsi di partecipazione politica e amministrativa;
  8. la partecipazione ossia l’individuazione di nuovi modi, non strumentali o episodici, di appartenenza alla “città”, in modo che essa sia uno spazio in cui ciascuno si senta incluso e possa vivere, godendo dei benefici della convivenza ed esercitando le proprie responsabilità;
  9. l’equità e i diritti ossia il riconoscimento preliminare e fondante della necessità di tutelare i diritti inalienabili di tutti i cittadini, per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali;
  10. la qualità ossia la necessità di individuare preliminarmente dei criteri, oggettivi e condivisi, di valutazione, misurazione ed efficacia delle diverse azioni e dei servizi ad esse collegati, che possano essere adottati e riconosciuti da tutti i soggetti coinvolti nella costruzione del Piano Regolatore Sociale.

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precedente: Cos’è?

I mercoledì di Partecipattiva: il Piano Regolatore Sociale

Abbiamo già raggiunto un primo traguardo: sono davvero tante le persone che hanno partecipato alla stesura del programma che tra pochi giorni presenteremo.

In ogni campo sono emersi moltissime proposte per rendere la città più viva. Come conciliare tutti gli interventi? Continua a leggere

Un’idea per la città!

SCHEDA PER LA PRESENTAZIONE DI PROPOSTE DI DISCUSSIONE PER IL BILANCIO PARTECIPATIVO

(FAC SIMILE sul modello di scheda elaborata dal Comune di Pieve Emanuele -MI-)

Nessuno meglio di abita la città, può conoscerne i bisogni ed avere idee per come migliorarne la qualità della vita. Compilando questa scheda è possibile proporre progetti e idee che saranno discussi durante le Assemblee del Bilancio Partecipativo.

Che tipo di proposte si possono fare?
Le proposte possono riguardare uno o più settori dell’attività amministrativa del Comune, escludendo i compiti istituzionali e tutto ciò che già fa parte degli “obblighi” dell’ente pubblico. Le proposte non devono ledere diritti o prerogative di altri cittadini. Le proposte possono avere come destinatari i cittadini del proprio quartiere oppure l’intera cittadinanza.

Chi ha diritto di presentare una proposta?
Possono compilare la scheda tutti i residenti che abbiano superato i 16 anni di età.

Come si effettua la proposta?
Per effettuare una proposta è sufficiente presentare l’apposito modulo compilato, direttamente all’Assemblea del proprio quartiere, in cui sarà data la possibilità, al proponente, di un’esposizione a voce. Per chi non potrà partecipare all’assemblea, ci sarà comunque la possibilità di presentare una proposta, consegnando il modulo compilato all’Ufficio Protocollo del Comune:
– almeno tre giorni prima della data dell’Assemblea del proprio Quartiere, se la proposta riguarda il quartiere.
– entro la data dell’ultima Assemblea di Quartiere per le proposte di carattere cittadino.

Cosa succede dopo le Assemblee di Quartiere?
I cittadini potranno esprimere un’indicazione su quali proposte, tra quelle pervenute fino a quel momento e che abbiano superato lo studio di fattibilità, dovranno effettivamente trovare una copertura finanziaria nel prossimo Bilancio di Previsione.

Se darete la vostra disponibilità, l’Ufficio Partecipazione del Comune vi contatterà per partecipare ad un tavolo di lavoro insieme ai tecnici comunali dove si approfondiranno le questioni tecniche ed economiche relative alla vostra proposta.