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Per la libertà di espressione

Questa volta Partecipattiva affronta un argomento nazionale perché siamo a rischio di una nuova limitazione della libertà di espressione su Internet e sui blog in particolare: come si legge su Punto Informatico, se dovesse essere approvato dal Parlamento questo progetto di legge varato in agosto, i siti web verrebbero equiparati alle testate giornalistiche. Chi come noi pubblica contenuti, sarebbe quindi costretto a impiegare più soldi, tempo e burocrazia per pubblicare ed avrebbe le mani molto più legate sui contenuti.

Cosa possiamo fare?manette

  1. documentarci, per iniziare ecco un paio di articoli: 1 2
  2. firmare la petizione
  3. aderire alla campagna lanciata dal Partito Pirata e usare i nostri blog per bombardare il motore di ricerca
  4. scrivere a Riccardo Levi, autore del testo di legge.

Le basi del consenso: il metodo (7/10)

(vai al post precedente, criteri trasparenti e riconosciuti)

IL METODO DEL CONSENSO
un metodo decisionale morbido per gruppi forti (7/10)
(di Roberto Tecchio)

LE BASI DEL CONSENSO tra etica, pragmatica ed estetica.

Un metodo morbido per persone/gruppi forti.

In definitiva questo processo tende a costruire “accordi nel disaccordo”, dove cioè il disaccordo particolare è dentro una cornice di accordo generale fondato su rispetto e fiducia reciproci:
il consenso riguarda in sostanza la volontà di continuare a camminare insieme e sperimentare insieme. Questo consenso di fondo deve però essere basato sulla fiducia e sulla libertà, altrimenti non funziona, anzi nemmeno si potrebbe chiamare consenso. Infatti non è consenso quello che si fonda sulla paura dell’altro o sulla dipendenza dagli altri. Il Metodo del Consenso è un metodo che richiede quindi una certa maturità e forza interiore dei soggetti che lo usano, e che usandolo si rafforzano: parafrasando Gandhi direi che ‘come la nonviolenza è l’arma del forte, così il Metodo del Consenso è il metodo decisionale dei forti’.

vai al post precedente, criteri trasparenti e riconosciuti
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Vai all’introduzione al Metodo del consenso

Cultura è libertà

Danilo De Martini aveva scritto questo articolo in seguito ad un intervento di Corrado Augias di fine aprile…

Questo commento di C. Augias, mi suggerisce che ogni manifestazione ed ogni evento sono, sì, anche culturali, ma io credo che questo non significhi una piatta relazione di relativismo tra un evento ed un altro. Un amministrazione pubblica secondo me deve in qualche modo porsi di fronte al “bene” cultura, con un concetto ovviamentemente libertario, ma anche in modo da dare un contenuto alla parola cultura, che sia di riferimento e diventi patrimonio nel comune sentire. Io scindo l’informazione culturale dalla formazione culturale, in quanto considero patrimonio culturale ciò che sviluppa ed arricchisce l’uomo in termini di conoscenza, di consapevolezza esistenziale, di coscienza di sè e del suo tempo, in prosecuzione della storia e del cammino dell’umanità. Insomma “deve” cambiare e far pensare. Non tutti gli eventi possiedono questa caratteristica, per ciò un’amministrazione pubblica deve davvero favorire l’appropriazione del bene cultura, sopratutto in forma artistica, da parte dei cittadini, e tanto più oggi, imbambolati come siamo, a scopo commerciale, da una subdola dittatura mediatica di giochini, telequiz, canzonette, reality show, relativismo spicciolo “fai da te”, che di fatto toglie possibilità di scelta e di vera autodeterminazione. Ogni dittatura si è fondata sulla possibilità da parte di pochi di possedere conoscenze culturali, e questa dittatura oggi si ripete offrendo lo stesso, facile e consumistico contenuto, in diversissime forme, illudendoci anche di poter scegliere. Cultura è libertà. Certo, riconoscere, ad es., ad un prodotto musicale di qualità se non si distingue un “do” da un “fa”, non è scontato; occorrono informazioni, formazione e educazione, per ciò auspico una decisa attenzione per questo aspetto da parte di tutte le pubbliche amministrazioni, perchè un uomo più ricco culturalmente, e più libero, è un uomo ed un cittadino migliore. Cultura è senso estetico, è riconoscere la Bellezza ed assimilarla.

Ora,il problema che si pone è questo: chi va a dire a C. Augias che lui è un radical chic?

Danilo De Martini

I mercoledì di Partecipattiva: educazione fisica e sport

Sapete qual è la più grande emergenza sanitaria in Europa ed in Italia?

Non è l’AIDS, non è l’influenza aviaria, non è una malattia esotica. La più grande emergenza sanitaria è data dalle conseguenze delle dipendenze, dell’obesità, della vita sedentaria, degli stili di vita scorretti, e il costo, non solo economico, grava su tutti noi. La risposta più efficace a questi problemi è la prevenzione, e l’attività fisica, insieme con l’educazione, giocano un ruolo fondamentale a questo proposito. Continua a leggere

Continuano “i mercoledì di Partecip@ttiva”

Passato il ponte del 25 aprile, riprendiamo con le assemblee pubbliche del mercoledì sera. Questa settimana, saranno al centro del dibattito la cultura, il turismo, lo sport e l’educazione fisica: tre tematiche inserite nel Piano Regolatore Sociale, lo strumento che coordina in maniera scientifica tutte le politiche che assicurano il benessere del cittadino. Continua a leggere

Software Libero nella Pubblica Amministrazione

Lo Sviluppo Economico Sostenibile -> L’innovazione tecnologica

Software Libero nella Pubblica Amministrazione

Si propone l’adozione di software libero nella pubblica amministrazione. Il Software libero è una questione di libertà, non di prezzo. L’espressione “software libero” si riferisce alla libertà dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Più precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:

0. Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo.
1. Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità.
2. Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo.
3. Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Il software libero non ha costi di licenza, quindi il capitale risparmiato potrebbe essere utilizzato in un altro modo, ad esempio per formare il personale sull’uso dei software non proprietari.
Il vantaggio del software libero non è solo quello di non avere costi di licenza, ma anche quello di garantire la trasparenza e il pubblico mercato. Anche per le applicazioni personalizzate (tipo i gestionali…) bisognerebbe preferire il software libero, in questo modo non ci si vincola ad un solo fornitore.

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Inclusione sociale (povertà, carcere, marginalità)

Piano Regolatore Sociale -> Linee operative -> Le uguali opportunità

Inclusione sociale (povertà, carcere, marginalità)

Le azioni di lotta alla povertà, per emanciparsi dalla natura meramente assistenzialistica, necessitano di essere inquadrate in una dimensione di ampio respiro, che promuova e finanzi un sistema integrato di interventi economici a sostegno dei redditi bassi, di promozione degli inserimenti lavorativi, di connessioni con le politiche abitative.
Affrontare all’interno del Piano Regolatore Sociale la questione “carcere” e, in senso più lato, la questione relativa alla condizione di privazione della libertà personale, rappresenta una sfida e una necessità inderogabile. Significa affrontare il tema dell’esclusione sociale nella sua forma forse più “sintetica” e drammatica: perché le carceri sono sempre più affollate e sono spesso causa di malattia, morte, suicidio e perché la popolazione detenuta, o condannata a pene alternative, è sempre più costituita da fasce marginali e deboli (immigrati, tossicodipendenti, malati psichici, malati in generale, poveri), dunque da quelle stesse fasce che impongono politiche sociali forti di prevenzione, sostegno, inclusione sociale. In quanto tali i carcerati sono portatori di diritti da salvaguardare e promuovere, attraverso politiche di promozione e sviluppo di azioni congruenti, nel campo del lavoro, della casa, della salute, della formazione, finalizzate a ridurre la discriminazione e favorire il reinserimento sociale, costruire opportunità, valorizzare competenze personali e di gruppo, realizzare obiettivi di prevenzione, ridurre la recidiva.
Le persone in stato di grave emarginazione sono quelle la cui voce è da sempre meno ascoltata, poiché, a causa dell’estrema povertà materiale e simbolico-esistenziale, non hanno accesso ai canali di rappresentanza sociale, non costituiscono “gruppo”, non esprimono autonomamente istanze forti e visibili in merito alla propria promozione sociale.

Ci proponiamo di:

  1. fare una revisione delle procedure per le richieste di contributi, per garantire maggiore equità e facilità di accesso;
  2. attuare misure di contrasto alla povertà per i cittadini in condizioni economiche svantaggiate;
  3. sostenere le iniziative di risocializzazione, sportive, ricreative e culturali in atto o da porre in essere per migliorare le condizioni di permanenza dentro il carcere;
  4. realizzare interventi di inserimento lavorativo nell’ambito delle misure alternative al carcere rispetto alle pene detentive;
  5. realizzare interventi per la tutela dei diritti essenziali di cittadinanza delle persone in condizione di grave emarginazione, con particolare riferimento al diritto alla sussistenza, alla salute, all’alloggiamento, al lavoro e all’accesso ai servizi.

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