Statuto e Manifesto Costitutivo

Statuto di Partecipattiva – versione stampabile
Manifesto Persona e Comunità – Versione Stampabile

Seguono le versioni testuali consultabili online:

Statuto di Partecipattiva

Capo I – DISPOSIZIONI GENERALI

ART. 1
Costituzione, sede e logo
E’ costituita l’Associazione culturale e d’impegno socio-politico denominata “PARTECIPATTIVA”.
La variazione della sede sociale, individuata con l’Atto Costitutivo, è stabilita con delibera dell’Assemblea dei Soci. L’Associazione adotta come proprio simbolo il logo con riportato un cerchio con sfondo blu e con al centro la scritta PARTECIPATTIVA in bianco sottolineata in bianco e racchiusa in una cornice bianca.
L’Associazione è disciplinata dal presente Statuto e dagli eventuali regolamenti che saranno adottati dagli organi previsti dallo Statuto stesso.
L’Associazione opera, oltre che nel Comune della sede sociale, anche nei Comuni del comprensorio del Tigullio; potrà altresì intervenire anche in altri comuni del territorio nazionale

ART. 2
Principi ispiratori – Scopo – Attività
L’Associazione ha carattere volontario e non ha finalità di lucro.
Gli obiettivi programmatici e la struttura organizzativa sono ispirati ai principi della democrazia, della partecipazione, del perseguimento e della tutela del bene comune, della solidarietà, della giustizia, della pace e della nonviolenza richiamandosi ai principi della Costituzione della Repubblica Italiana, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e ai valori della giustizia sociale, dell’uguaglianza nei diritti, della trasparenza e della legalità. I principi ispiratori sono contenuti nel manifesto per un nuovo impegno politico “Persona e Comunità” sottoscritto da ogni singolo Socio e considerato vincolante per la vita associativa. L’Associazione persegue e promuove:
a) il dare spazio alle persone, alle loro competenze, progetti, critiche;
b) la politica come “servizio”, in modo tale da porre al primo posto l’interesse della collettività;
c) la partecipazione della persona come il punto di forza dell’azione amministrativa;
d) progetti programmatici che nascano dalle persone e perseguano il benessere del proprio territorio, ispirandosi al manifesto “Persona e Comunità”;
e) la cultura civica, intesa come presenza democratica competente circa la vita amministrativa della città, attraverso la conoscenza, l’approfondimento e la discussione dei temi politico-amministrativi centrali per la qualità della vita dei comuni del territorio; L’Associazione, esplica la sua attività basandosi sul volontariato di tutti i Soci e potrà promuovere a scopo di autofinanziamento, attività ed iniziative consentite dalla vigente legislazione per la quale non verrà stabilito uno specifico compenso.
Per conseguire i fini di cui all’art. 2, l’Associazione si pone l’obiettivo di promuovere, sostenere, valorizzare iniziative di varia natura quali:
a) predisposizione di strumenti utili finalizzati ad una valutazione comune delle priorità sociali con l’obiettivo di proporre ed attuare gli interventi più opportuni per incidere sulle decisioni della Pubblica Amministrazione;
b) promozione di liste civiche che partecipino alle elezioni amministrative;
c) iniziative ricreative: teatro e intrattenimenti musicali sia da parte di Soci che di compagnie e complessi esterni; intrattenimenti per anziani, per ragazzi, per bambini e ricreativi in genere;
d) attività di formazione: corsi di formazione, programmi di studio e di ricerca, attività formativo-educative, in collaborazione anche con Enti pubblici e privati, Istituti Scolastici e altre Associazioni;
e) attività editoriali e/o di comunicazione sociale: pubblicazione di riviste – bollettini, giornali murali, ricerche, atti di convegni e seminari, siti internet, blog e newsletter;
f) attività ludico-sportive in genere a livello non professionale;
g) attività culturali: convegni, dibattiti, tavole rotonde, conferenze, congressi, seminari, mostre, inchieste, istituzione e gestione di biblioteche, proiezione di film, documentari culturali o altri supporti audiovisivi.
L’Associazione potrà altresì concludere contratti ed accordi con altre Associazione e terzi in genere.

ART. 3
Durata
La durata dell’Associazione è a tempo indeterminato. L’eventuale scioglimento è deliberato dall’Assemblea straordinaria dei Soci, la quale provvederà nella stessa sede a nominare un liquidatore.

ART. 4
Soci
Possono essere Soci dell’Associazione le persone fisiche che hanno compiuto i sedici anni e che, riconoscendosi nei principi e finalità dell’Associazione di cui all’art. 2, abbiano chiesto di farne parte sottoscrivendone le norme statutarie, il manifesto “Persona e Comunità” e i regolamenti e corrispondendo la relativa quota associativa stabilita dall’Assemblea dei Soci. Le quote non sono rivalutabili.
Ciascun socio ha diritto a partecipare alla vita dell’associazione e tutti i soci hanno uguali diritti e doveri nei confronti dell’associazione stessa.
Sono previste due tipologie di soci: soci ordinari e soci sostenitori, la cui quota di iscrizione, è differenziata. La partecipazione ha carattere strettamente personale e quindi la posizione di associato non è cedibile a terzi. E’ esclusa la temporaneità della partecipazione alla vita associativa.
Il numero di Soci è illimitato.

ART. 5
Ammissione dei Soci
L’ammissione di un nuovo Socio è deliberata insindacabilmente dal Consiglio Direttivo a seguito di richiesta scritta dell’interessato.
La qualità di Socio si perde per decadenza, e cioè la perdita di qualcuno dei requisiti in base ai quali è avvenuta l’ammissione, per esclusione, per mancato versamento della quota annuale ovvero per dimissioni o morte del socio. La non ammissione e l’esclusione sono deliberate dal Consiglio Direttivo e ratificate dall’Assemblea dei Soci nei confronti del Socio che danneggi materialmente o moralmente l’Associazione o che svolga attività o abbia comportamenti incompatibili con l’appartenenza all’Associazione.
La dimissione è consentito a qualsiasi Socio ed in qualsiasi momento senza la restituzione della quota associativa afferente l’anno.
Gli associati che abbiano cessato di appartenere all’associazione non possono ripetere i contributi versati e non hanno alcun diritto sul patrimonio dell’associazione

ART. 6
Diritti e Doveri dei Soci
Tutti i soci hanno diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione. Il diritto di voto non può essere mai escluso.
Ogni socio ha diritto ad un voto, qualunque sia il valore della quota posseduta. Inoltre tutti i Soci hanno diritto:
a) a partecipare a tutte le attività sociali;
b) a concorrere all’elaborazione delle linee politiche e delle attività ed approvare il programma delle stesse;
c) ad essere informati sulle attività e le iniziative dell’Associazione;
d) a ricevere gratuitamente le pubblicazioni edite dall’Associazione;
e) a consultare gratuitamente libri e pubblicazioni diverse, strumenti audiovisivi, supporti informatici esistenti presso gli archivi dell’Associazione;
f) ad esercitare diritto di voto;
g) a farsi rappresentare – in via eccezionale – in Assemblea dei Soci da altro Socio, mediante delega scritta circostanziata. Il Socio delegato può ricevere solo una delega ad ogni Assemblea dei Soci;
h) a recedere dall’appartenenza all’Associazione mediante comunicazione scritta secondo quanto disposto dal presente statuto.
i) ad essere eletto nelle cariche sociali, purché maggiorenne. Il numero di soci sostenitori nel consiglio direttivo non può superare i due quinti del numero di membri del consiglio. Tutti i Soci sono tenuti:
a) a versare annualmente la quota sociale indivisibile nella misura fissata dall’Assemblea dei Soci;
b) a rispettare e far rispettare lo statuto e i regolamenti dell’Associazione e le eventuali delibere degli Organi Sociali;
c) a fornire, compatibilmente con i loro impegni, un concreto apporto alle iniziative e alle attività dell’Associazione.

ART.7
Patrimonio Sociale e mezzi finanziari
L’Associazione trae i mezzi per finanziare le proprie attività:
a) dalle quote associative versate annualmente dai Soci;
b) da elargizioni, donazioni o lasciti e contributi di persone, società, enti pubblici e privati;
c) da contributi derivanti da iniziative di attività marginali promosse dall’Associazione esclusivamente per scopo di autofinanziamento nel rispetto della legislazione vigente;
d) dai beni acquisiti dall’Associazione.
Per il miglior raggiungimento degli scopi sociali, l’Associazione potrà possedere strutture adibite ad attività di solidarietà e formazione civile nonché concludere contratti e accordi con altre Associazioni o terzi in generale.
L’Associazione può altresì reperire o erogare fondi atti agli scopi e finalità previste.
I versamenti delle quote associative e/o contributi effettuati dai Soci receduti, deceduti o esclusi non saranno rimborsati. In caso di scioglimento dell’Associazione il Patrimonio Sociale viene obbligatoriamente devoluto ad un ente o ad un’istituzione non lucrativa con finalità analoghe a quelle stabilite dall’art. 3, o per fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo, salvo diversa destinazione imposta dalla legge o dall’Autorità di controllo

Capo II – GLI ORGANI DELL’ASSOCIAZIONE

ART. 8
Gli Organi dell’Associazione
Sono organi dell’Associazione:
a) l’Assemblea dei Soci;
b) il Presidente e il Vice Presidente;
c) il Consiglio Direttivo;
d) Il Collegio dei Probiviri
Qualora lo ritenga necessario, l’Assemblea dei soci potrà nominare un revisore dei conti iscritto all’albo dei revisori dei conti.

ART. 9
L’Assemblea dei Soci
L’Assemblea dei soci è sovrana.
L’Assemblea dei Soci si riunisce in seduta ordinaria e straordinaria ed è costituita da tutti i Soci in regola con il pagamento della quota sociale.
È di competenza dell’Assemblea ordinaria:
a) l’approvazione del bilancio/rendiconto preventivo e del programma di attività sociale;
b) l’approvazione del bilancio/rendiconto consuntivo, la destinazione dell’avanzo di gestione o la copertura di eventuali disavanzi di gestione;
c) la nomina del Presidente e dei componenti il Consiglio Direttivo;
d) la nomina del Presidente e dei membri del Collegio dei Probiviri;
e) la delibera degli indirizzi generali e delle linee programmatiche dell’Associazione relativamente a quanto indicato nell’art.2;
f) l’approvazione dei regolamenti interni;
g) la trattazione di tutti gli altri oggetti attinenti la gestione sociale riservati alla sua competenza dallo Statuto, dalla legge o sottoposti al suo esame dal Consiglio Direttivo;
h) l’istituzione di commissioni tematiche di studio o di lavoro formate da Soci ed esperti scelti anche al di fuori dei Soci, allo scopo di effettuare le finalità di cui all’art. 2 e la nomina dei relativi membri
i) la delibera dell’entità delle quote sociali diversificate per soci ordinari e soci sostenitori;
j) la ratifica della non ammissione o dell’esclusione di un Socio deliberata dal Consiglio Direttivo.
È di competenza dell’Assemblea straordinaria:
a) l’approvazione delle modifiche dello statuto dell’Associazione;
b) lo scioglimento dell’Associazione stessa e la conseguente nomina dei liquidatori;
L’Assemblea è convocata dal Presidente mediante avviso da inviare ai Soci tramite posta ordinaria, fax, posta elettronica, sms o qualsiasi altro mezzo concordato con ogni singolo Socio – all’atto dell’iscrizione e successivamente eventualmente modificato per iscritto – e da esporre nella sede dell’Associazione almeno cinque giorni prima di quello dell’adunanza, contenente l’Ordine del Giorno, il luogo, la data e l’ora dell’adunanza stessa e l’ora per la seconda convocazione nel caso in cui la prima andasse deserta.
Altre riunioni Assembleari possono essere convocate con la modalità di cui sopra ogni qualvolta il Presidente lo ritenga necessario e sulle decisioni da intraprendere, sulle linee politiche da attuare e sulle nuove attività da effettuare. L’assemblea ordinaria deve essere convocata almeno due volte all’anno.

ART. 10
Validità dell’Assemblea dei Soci
L’Assemblea Ordinaria è valida qualunque sia l’oggetto da trattare:
a) in prima convocazione con la presenza della metà più uno dei Soci ordinari;
b) in seconda convocazione se presente almeno 1/4 dei soci ordinari L’Assemblea Straordinaria è validamente costituita:
a) in prima convocazione con la presenza di 2/3 dei Soci ordinari;
b) in seconda convocazione se presente almeno 1/4 dei soci ordinari.
Ogni deliberazione dell’Assemblea è presa a maggioranza assoluta dei presenti fatto salvo per quanto diversamente individuato da regolamenti interni all’Associazione o al successivo art. 19.
I soci minorenni partecipano con solo voto consultivo.

ART. 11
Svolgimento dei lavori dell’Assemblea dei Soci
L’Assemblea è presieduta dal Presidente o dal Vice Presidente o, in assenza di entrambi, dal Consigliere più anziano di età del Consiglio Direttivo.
Il Presidente dell’Assemblea nomina, fra i Soci, se lo ritiene opportuno, due scrutatori.
Il Presidente accerta la regolarità della convocazione dell’Assemblea, il diritto ad intervenire e la validità delle deleghe. Dell’Assemblea viene redatto un verbale nell’apposito libro dei verbali delle assemblee che viene firmato dal Presidente e dal Segretario, al quale verbale dovrà essere data idonea forma di pubblicità secondo quanto stabilito dalla legge.
Il Presidente e gli altri membri del Consiglio Direttivo non possono detenere deleghe da parte dei Soci.
Tutti i componenti il Consiglio Direttivo non hanno voto nelle deliberazioni di approvazione del bilancio e in quelle inerenti loro responsabilità.

ART. 12
Il Consiglio Direttivo
Il Consiglio Direttivo è eletto dall’Assemblea dei Soci ed è composto da un numero di membri compreso tra 5 e 10 tra i quali il numero dei membri eletti non può essere inferiore a quello degli aventi diritto. Il numero dei membri costituenti il Consiglio Direttivo è fissato dall’Assemblea dei Soci all’inizio della seduta dell’Assemblea elettiva.
Membri di diritto del Consiglio Direttivo sono:
a) il Presidente;
b) i Capogruppo Consiliari Comunali eletti nelle lista promosse da PARTECIPATTIVA.
Non possono essere eletti nel Consiglio Direttivo i Soci che sono iscritti ad un Partito nazionale o che siano stati eletti in liste non collegate a PARTECIPATTIVA. Nel caso in cui tale incompatibilità avvenga in data successiva all’elezione del Socio nel Consiglio Direttivo, il Socio è tenuto a darne comunicazione scritta al Presidente e a recedere immediatamente dalla carica.
Nella sua prima adunanza il Consiglio Direttivo nomina al suo interno il Vice Presidente, il Segretario e il Tesoriere. Tutti i componenti del Consiglio Direttivo durano nelle cariche per 2 anni.
Nel caso in cui, per qualsiasi motivo il numero dei consiglieri si riduca prima della scadenza del mandato, il Consiglio Direttivo provvederà alla sostituzione procedendo alla nomina di coloro che risultino i primi fra i non eletti. In caso di impossibilità di applicazione della suddetta regola si dovrà convocare l’Assemblea dei Soci e procedere alla nomina. I consiglieri così eletti rimangono in carica sino alla scadenza del mandato del Consiglio stesso.
Il consiglio Direttivo può inoltre delegare alcune sue attribuzioni ad uno o più dei suoi componenti riuniti in un apposito comitato di gestione.
Tutti i singoli consiglieri collaborano con gli altri membri del Consiglio Direttivo per il proseguimento delle finalità dell’Associazione. In particolare:
a) il Tesoriere cura l’amministrazione del Patrimonio Sociale, provvede ad effettuare incassi e pagamenti correnti e quant’altro il Consiglio Direttivo ritenga di voler delegare;
b) il Segretario cura la tenuta ed l’aggiornamento dei libri Sociali e quant’altro il Consiglio Direttivo ritenga di voler delegare.

ART. 13
Convocazione del Consiglio Direttivo
Le riunioni del Consiglio Direttivo sono convocate dal Presidente, con predisposizione dell’ordine del giorno indicante gli argomenti da trattare, almeno due giorni prima della data fissata.
Per la validità delle riunioni del Consiglio Direttivo è necessaria la presenza della maggioranza dei membri dello stesso. Per ogni seduta del Consiglio Direttivo viene redatto un verbale nell’apposito libro dei verbali del Consiglio Direttivo che viene firmato dal Presidente, o da chi ne fa le veci, e dal Segretario

ART. 14
Attribuzioni del Consiglio Direttivo
Il Consiglio Direttivo ha i seguenti compiti:
a) cura l’attuazione delle delibere approvate dall’Assemblea dei Soci;
b) cura il reperimento di fondi per il raggiungimento dei fini associativi;
c) predispone l’o.d.g. delle Assemblea dei Soci
d) sottopone all’Assemblea il bilancio preventivo e quello consuntivo annuale;
e) accoglie o rigetta le domande degli aspiranti Soci;
f) delibera in merito all’espulsione dei Soci;
g) ratifica i provvedimenti assunti dal Presidente per motivi d’urgenza e necessità;
h) propone all’Assemblea dei Soci le nomine di eventuali commissioni tecniche;
i) propone modifiche o integrazioni dello statuto;

ART.15
Il Presidente e il Vice Presidente
Il Presidente è eletto dall’Assemblea dei Soci e presiede le riunioni dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo; in sua assenza è sostituito dal Vicepresidente che è eletto dal Consiglio Direttivo in occasione della seduta di insediamento con votazione a maggioranza assoluta.
Non può essere eletto Presidente il Socio che è iscritto ad un partito nazionale o che sia stato eletto in liste non collegate a PARTECIPATTIVA. Nel caso in cui tale incompatibilità avvenga in data successiva all’elezione del Socio a Presidente, il Socio è tenuto a recedere immediatamente dalla carica.
Il Presidente dura in carica per 2 anni e può essere rieletto consecutivamente solo per un secondo mandato.
Il Presidente rappresenta legalmente l’Associazione nei confronti di terzi ed in giudizio ed ha la firma Sociale. Inoltre:
a) convoca il Consiglio Direttivo e l’Assemblea dei Soci;
b) cura l’esecuzione dell’Assemblea e del Consiglio e nei casi di estrema urgenza esercita i poteri del Consiglio, salvo ratifica alla prima adunanza consiliare.

ART.16
Il Collegio dei Probiviri
Il Collegio dei Probiviri ha il compito di esaminare tutte le controversie tra i Soci, tra questi e l’Associazione o i suoi Organi, tra i membri degli Organi e gli Organi stessi.
Si compone di tre membri effettivi e due supplenti eletti dall’Assemblea dei Soci.
I membri del Collegio dei Probiviri sono nominati dall’Assemblea Ordinaria, durano in carica 2 anni e sono rieleggibili. Il Collegio dei Probiviri giudica ex bono et aequo senza formalità di procedure. Il lodo emesso è inappellabile.

Capo III – DISPOSIZIONI FINALI

ART. 17
Esercizio Sociale
L’esercizio sociale termina il 31 dicembre di ogni anno. Il Consiglio Direttivo deve presentare all’Assemblea dei Soci per l’approvazione:
a) il bilancio preventivo per l’anno successivo entro il mese di dicembre dell’anno in corso;
b) il bilancio consuntivo entro tre mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale.
Il Bilancio viene redatto annualmente e deve rappresentare la situazione patrimoniale, quella finanziaria e il risultato economico dell’esercizio, secondo quanto previsto dalla legislazione vigente in materia. Tra le entrate debbono essere evidenziate separatamente le quote associative e gli altri proventi derivanti da contributi, sovvenzioni o altri importi derivanti da soggetti pubblici o privati.
Il bilancio di esercizio verrà trascritto nel libro inventari e sarà altresì pubblicato secondo quanto previsto dalla legge o dall’Autorità di controllo.
L’Associazione non distribuisce, neanche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la propria vita, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge.

ART. 18
Libri Sociali e registri contabili
I libri sociali ed i registri contabili essenziali che l’Associazione deve tenere sono:
a) il libro dei Soci;
b) il libro dei verbali e delle deliberazioni dell’Assemblea dei Soci;
c) il libro dei verbali e delle deliberazioni del Consiglio Direttivo;
d) il libro giornale della contabilità sociale;
e) il libro degli inventari;
Tali libri, prima di essere posti in uso devono essere regolarmente vidimati a cura del Presidente.

ART. 19
Modifiche allo statuto
I Soci riuniti in Assemblea possono modificare il presente statuto ma non possono modificare gli scopi e finalità dell’Associazione di cui all’art. 2.
Per la validità delle deliberazioni è necessaria la presenza della metà più uno dei Soci ordinari ed il consenso dei 4/5 dei voti validamente espressi.

ART. 20
Rinvio
Per quanto non previsto dal presente Statuto si fa riferimento alle norme del Codice Civile e a quelle delle altre leggi vigenti in materia.

ART. 21
Fase Transitoria
Nella prima applicazione dello statuto i compiti e le funzioni attribuiti agli Organi Sociali sono svolte dal Presidente nominato nell’atto costitutivo dell’Associazione. Questi convoca l’Assemblea per eleggere gli Organi Sociali entro cento giorni dalla costituzione dell’Associazione stessa.


Manifesto Persona e Comunità, Manifesto Costitutivo di Partecipattiva

MANIFESTO PER UN NUOVO IMPEGNO POLITICO

Nel secolo che abbiamo alle spalle le ideologie hanno rinchiuso il desiderio di cambiare il mondo dentro progetti storici che avevano la pretesa di essere assoluti. Oggi la cultura dominante spinge l’individuo a vivere come un essere qualunque che riesce a mettere in comune solo il superfluo, perché il necessario lo tiene nascosto, nella solitudine. Se gli si parla di politica, spesso spegne l’audio.
Ci può essere una bella notizia per questo essere qualunque?
Occorre scommettere su parole antiche come le montagne ma ancora fresche come acqua di sorgente:
Persona
Ognuno di noi è una persona, cioè un essere in relazione. Non possiamo immaginarci in nessun istante come isolati dalla totalità degli altri.
Libertà è per noi la possibilità di aprirsi, germogliare, espandersi. Ognuno di noi in quanto persona è fatto per lasciare su questa terra un segno, un’impronta gentile e tenera.
Comunità
La comunità è ciò che interrompe la chiusura del soggetto e lo espone al contagio degli altri.
Gli altri all’inizio fanno sempre paura, pur sapendo che senza relazioni con loro a noi mancherebbe la linfa vitale, il senso del nostro vivere. L’incontro con gli altri è un obbligo, ma al tempo stesso un dono. Obbligo e dono in latino si traducono con la stessa parola, munus, da cui la parola comunità. La comunità è quindi al tempo stesso fatica e gioia, debito e credito, obbligo e gratuità. E quindi un bene irrinunciabile.
Comunità significa anche partecipazione, coinvolgimento di tutti nelle scelte che riguardano la gestione del territorio. Oggi la comunità non è più quella dei nostri padri, perché è intrinsecamente plurale e richiede scelte personali e consapevoli da parte di tutti i suoi partecipanti.
Dobbiamo cominciare a mettere in comune la nostra umanità, mescolare fortuna e sfortuna, riconoscersi tutti abitanti dello stesso minuscolo pianeta. Le differenze culturali, religiose ed economiche sono impressionanti, ma le somiglianze lo sono ancora di più.

UNA QUESTIONE DI METODO

Si avverte, intensa, l’esigenza di un altro mondo, di un mondo che sia un insieme integrato piuttosto che una serie di parti separate. Questa esigenza va presa al volo per dare inizio ad una svolta epocale: il passaggio dal principio di competizione al principio di integrazione. Partecipare è prima di tutto scegliere di contenere le spinte competitive e di rafforzare la dinamica dell’integrazione.
L’integrazione è l’esatto contrario dell’integralismo. Si fonda sull’equilibrio dinamico di relazioni anche conflittuali, ma non distruttive, tra le parti, per creare un bene nuovo e nuovi pezzi di realtà. L’impegno politico è, quindi, prima di tutto una questione di metodo. Non basta essere d’accordo sul “cosa”, occorre soprattutto trovare insieme il “come”. In questo senso “Persona e Comunità” considera cruciali tre punti:
1) Il governo di se stessi: prima di guardare fuori è necessario ripulirsi dentro, mettere le redini ad un ego fuori controllo e agire su se stessi. Più si sarà chiari a se stessi, più saranno chiare le cose del mondo; meglio si governerà se stessi e meno si sarà protesi verso ingannevoli sirene. È necessario sopprimere il desiderio di affermazione individuale.
2) La comunicazione: richiede la capacità di ascoltare l’altro nella sua irriducibile diversità e originalità di carattere e stile. Richiede il rigetto del pregiudizio e della presunzione di sapere a priori ciò che l’altro sta per trasmetterci. Lo scambio e il dibattito devono servire a convincersi reciprocamente al fine di creare una posizione più avanzata.
3) L’azione: bisogna accettare l’oscurità dell’agire. Non esiste l’azione perfetta, l’azione che si compie in uno spazio di assoluta trasparenza, univocità, condivisione. Bisogna mettersi in gioco personalmente rischiando, nell’azione, l’incomprensione degli altri, il fraintendimento, lo scontro e la lacerazione. Ma non si può rinunciare all’azione.

LE PRIORITÀ DI QUESTO IMPEGNO

La tutela dell’interiorità
Vent’anni di televisione commerciale in Italia hanno portato alla vittoria di un modello culturale dominato dall’apparenza, dalla prevalenza di chi grida rispetto a chi ragiona, dalla spettacolarizzazione emotiva.
Il nemico in Italia è personificato dalla seduzione, veicolata dalla televisione, che ci propone la facile strada del consumo passivo (anche di politica) rispetto alla più faticosa vocazione dell’essere cittadino partecipe e responsabile. Strumenti di questa seduzione sono il piacere e il dolore.
Il desiderio del piacere ci tiene buoni, ci ingabbia come disciplinati e felici consumatori nella dorata prigione di telefonini, veline e emozioni che ci rendono incapaci di formulare desideri diversi. L’assorbimento delle tante immagini di dolore, senza la comprensione delle cause di quanto si è visto, alimenta in noi la convinzione di essere lontani dal dolore, che è comunque esperienza di chi per sfortuna o per ignoranza è destinato a soffrire. Anzi le maratone benefiche, le raccolte televisive di fondi, funzionano come “feste dell’assoluzione” di chi non prende in minima considerazione l’idea di essere corresponsabile per i disastri umani.
Televisione del piacere e televisione del dolore congiurano insieme ad uno stesso obiettivo: saturare le capacità percettive dello spettatore. Per sottrarsi a questa congiura occorrerebbero leggi di difesa dell’intimità. È importante e decisivo che la sfera personale non venga triturata dal meccanismo infernale dello spettacolo e del consumo. Oggi la tutela dell’interiorità è diventato il primo obiettivo culturale e politico.

La cura della vita
Riteniamo che la difesa dei diritti della persona, in particolare di chi non ha voce, è debole e indifeso, sia il dovere fondamentale dello stato moderno.
Non condividiamo l’impostazione per cui la scienza dice quello che possiamo fare, dopodiché diventa automatico adeguarsi alle sue indicazioni. Non accettiamo che si consideri l’etica subordinata alla scienza, soprattutto per ciò che riguarda le biotecnologie.
Le risposte degli scienziati, per quanto possano essere precise, non possono essere le uniche. Per favorire un percorso comune di etica e scienza è importante anche il ruolo della politica, che superi le contrapposizioni false (cattolici – laici, antiscientifici – scientifici) e si lasci guidare dal “principio di precauzione”. Etica e ricerca devono andare di pari passo.
La questione tecnologica diventa una questione antropologica. Siamo convinti che l’incompletezza sia un valore positivo perché ci fa tendere al meglio che ancora non conosciamo, e la selettività non sia un limite, ma sia la particolare via con cui ogni individuo accede al mondo, vive nel mondo e costruisce il mondo.

La formazione del sapere critico
C’è un forte conflitto in atto tra l’impostazione della scuola e il modo di vivere dei giovani. La scuola è stata costruita per educare alla parola e allo spirito critico. I giovani vivono immersi nel flusso delle loro esperienze e le esperienze è meglio averle, viverle, piuttosto che tradurle in strutture discorsive e raccontarle analiticamente. Rimangono così disarmati di fronte alle complessità del vivere.
Occorrerà che genitori e insegnanti aiutino i giovani ad affrontare le asprezze del sapere e della vita, sgombrando il terreno dall’idolo della Facilità. La facilità è un imbroglio, dissolve tante capacità intellettuali e manuali, fa parlare a vanvera e vivere a casaccio. Non va confusa con la Semplicità che è la “complessità risolta”, obiettivo finale di ogni nostro sforzo.
Ci vuole una politica che sostenga genitori ed insegnanti in questo compito, investendo le sue migliori risorse nella formazione del sapere critico. Non si è mai visto un Paese fiorire nel degrado progressivo delle sue istituzioni educative.

Il governo dell’economia
Noi crediamo che, nell’era della globalizzazione, occorra dare vita a processi identitari che costruiscano sulle specificità locali la risposta ai meccanismi globali, attraverso una forte partecipazione.
In attesa di riuscire a governare con più giustizia la globalizzazione economica, le istituzioni locali, nazionali ed internazionali possono e debbono intervenire subito e con mano pesante in termini di “economia leggera” (che punta a creare benessere utilizzando sempre meno risorse, smettendola di sprecare, inquinare, spompare questa povera terra) e di cooperazione internazionale (in modo da consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare alla definizione dei grandi orientamenti dell’economia mondiale), ponendo la questione vitale della destinazione universale dei “beni comuni” e della loro salvaguardia.
La concorrenza costringe a migliorare l’offerta prima che i prodotti, senza porre grande attenzione a come si arriva a migliorare l’offerta (diminuzione dei costi del lavoro ai danni dei lavoratori, spostamento della produzione dove il lavoro costa meno, finanziarizzazione dell’economia, scarsa attenzione alla sicurezza e all’impatto ambientale). Occorre invece realizzare una competizione per la qualità della vita, nel continuo scambio di esperienze e risorse.
In quest’ottica è urgente recuperare il vero senso del lavoro, che è via privilegiata per la valorizzazione delle potenzialità del singolo e contributo al miglioramento e al progresso del mondo. Per quanto possibile, la stabilità del lavoro deve essere tutelata e favorita, come condizione prioritaria per un’esistenza più responsabile e serena.

La riforma dello stato sociale
La politica democratica non può rinunciare all’idea dell’uguaglianza degli uomini. Intendiamo l’uguaglianza come l’uguaglianza dei punti di partenza (a tutti devono essere fornite in dote risorse economiche e opportunità formative adeguate) e la correzione degli squilibri che si manifestano nel corso dell’esistenza. Non possiamo accettare la povertà.
Gli interventi dovranno essere finalizzati alla promozione della persona, adottando in particolare politiche che potenzino le abilità di ciascuno nell’utilizzare le risorse e nel decidere il proprio futuro. Considerando che il 91% degli italiani vive nell’ambito di una convivenza familiare, occorrerà usare il “parametro famiglia” per individuare e differenziare sia gli interventi sociali, sia il prelievo fiscale che dovrà veramente applicare l’art. 53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.
Infine l’adozione di criteri di sussidiarietà è necessaria per allargare lo spazio pubblico a quei privati, in primo luogo organizzazioni no profit e di volontariato, che vorranno operare con senso di responsabilità ad attuare quei parametri di garanzia e qualità del servizio sociale che gli organismi statali, regionali e comunali dovranno continuare a fissare.

La convivenza delle differenze
Noi pensiamo che oggi non ci sia altra via se non quella del reciproco riconoscimento delle diverse identità e del loro dialogo continuo, alla ricerca di ciò che unisce e soprattutto di ciò che fa crescere. Questo non vuol dire inseguire un sogno lontano, ma scoprire le possibilità che, dentro ciascuno di noi, non hanno ancora trovato espressione e che nell’incontro con l’altro possono finalmente disgelarsi.
Dopo l’11 settembre non possiamo più dire di non sapere. Diventa più chiara anche la direzione da prendere: alleanze infinite tra i popoli della Terra.
Le nostre città possono diventare il luogo della rinascita, diventando il luogo di una identità che si ricostruisce e si trasforma a partire dal confronto con il nuovo e il diverso.

La politica democratica
La mentalità populista periodicamente ritorna. Il populismo non è la malattia giovanile della democrazia, ma è una minaccia permanente. In Italia l’arrivo della pioggia acida del populismo è stato favorito da alcune scelte sbagliate fatte durante gli anni Novanta:
– la scelta sbagliata di puntare sul primato della decisionalità, che nella prassi è scivolata nel più arrogante decisionismo;
– la scelta sbagliata della verticalizzazione del potere, per cui le decisioni vengono spostate in ambiti sempre più ristretti e i governanti di comuni, province, regioni si trasformano in podestà, sceriffi, governatori “faccio tutto io”;
– la scelta sbagliata della personalizzazione, per cui tutti sono a caccia del candidato “bello e piacente”, del leader maximo;
– la scelta sbagliata della forte dipendenza della politica dal denaro , per cui per fare politica ci vogliono tanti soldi, grandi patrimoni da investire (che ovviamente devono poi ritornare lievitati!);
– la scelta sbagliata di costituire partiti piramidali, per cui ha diritto a governare chi fa tutti i livelli interni al partito.
Da dove vogliamo ripartire? Dall’art.1 della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione ”. Le forme e limiti individuati nella nostra Carta consentono a ciascuno di noi di recuperare quel ruolo fondamentale di garanti di un sistema politico caratterizzato da elezioni libere ed eque, dalla Stato di diritto, dalla separazione dei poteri, dalla tutela delle libertà fondamentali, dalle protezioni garantite alle minoranze.
È necessario che i cittadini tornino a partecipare in forma stabile e organizzata. La piazza è solo un momento della politica. È l’eccezione e non la regola. I partiti ritornano perciò come necessità dentro i quali vogliamo impegnarci per “frustarli” e (perché no?) cambiarli.

Il valore della Pace
La Pace rimane il nostro unico e inevitabile destino. Non ha senso esasperare oltre misura la competizione economica, immaginare lo scontro tra civiltà religiosamente connotate, affidare il mondo al controllo di una superpotenza militare, costruire scenari da conflittualità permanente (che da un lato animano l’estremismo terroristico e dall’altro invocano blindature illusorie per il mondo dei privilegiati).
La nonviolenza è l’unica scelta possibile. “Persona e Comunità” si impegna per una educazione permanente all’etica della mondialità e alla gestione delle conseguenze economiche dal destino sempre più comune tra i popoli. La pace si può imporre solo se la spinta parte dal basso, dalle persone e dai popoli, attraverso tanti gesti di contenimento dell’aggressività umana.
Dobbiamo educarci a considerare la comunità internazionale come creatura complessa, che necessita della sinergia di una pluralità di attori: gli organismi sociali, le forze politiche, le Chiese, le ONG, gli Stati, le entità continentali, l’ONU. In particolare è ineludibile il rafforzamento delle istituzioni internazionali.
L’Italia che noi vogliamo è l’Italia dell’art.11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali: consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

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